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SCENARIO/ Folli: l'asse con Renzi non salva Berlusconi dalla fine

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Silvio Berlusconi durante le ultime consultazioni al Quirinale (Infophoto)  Silvio Berlusconi durante le ultime consultazioni al Quirinale (Infophoto)

La cornice tiene: ci sono interessi convergenti, quali la riforma della legge elettorale e quelle costituzionali. Ma questo non significa affatto che Berlusconi e i suoi si siano iscritti al partito di Renzi. La dialettica rimane, soprattutto ora che siamo in campagna elettorale: i grandi partiti (tutti) devono attrezzarsi per recuperare i voti andati alle liste antieuropee, di protesta e populistiche, da Grillo alla Lega. Queste polemiche, in questo momento, sono inevitabili e con l'avvicinarsi di maggio aumenteranno. Poi, ribadisco, Renzi e Berlusconi hanno interesse ad andare sostanzialmente d'accordo, ma non siamo in uno stagno dove mancano le increspature.

 

Dopo le Europee, nel caso in cui Renzi sentisse magari qualche scricchiolio nel governo e forte di un buon risultato elettorale, pensa che sentirà la tentazione di monetizzare il consenso andando al voto? Con che legge però?

Non può certo andare alle urne con questa legge: è un'ipotesi che al momento non esiste. Ci si può andare solo se è stato approvato l'Italicum, ma a una condizione.

 

Che non ci sia il Senato…

Esattamente. L'Italicum per dare garanzie effettive – insomma, per funzionare – deve essere applicato solo alla Camera. Occorrerebbe quindi la riforma del Senato, quanto meno per togliere a Palazzo Madama il voto di fiducia al governo. Ecco, questo è molto complicato e richiede molto tempo. Se il sistema dovesse invece rimanere bicamerale, Renzi – nonostante la sua grande voglia di monetizzare e presto il consenso – avrebbe tutt'altro che la sicurezza di avere una maggioranza certa. Ci sono impedimenti imprescindibili.

 

Come esce Renzi dai suoi incontri europei, in particolare dal faccia a faccia con Angela Merkel? È stato più un successo o una sconfitta?

Nessuna delle due cose. È stato, quello con la Cancelliera, un incontro dall'alto valore elettorale e scenografico. I tanti sorrisi visti erano finalizzati a dare un'immagine dell'Europa non cupa, arcigna e odiosa. La Merkel ha dato il suo incoraggiamento perché ha interesse che in Italia vi sia un leader giovane di successo, capace di prendere voti sottraendoli a Grillo e agli anti euro.

 

Qualcosa è cambiato o continueranno i diktat?

Nella sostanza delle cose, al momento, non ci sono cambiamenti; il che poi non vuol dire che non ci saranno. Le pressioni affinché la Germania accetti di mitigare un po' il rigore sono forti e hanno a che vedere con la stagnazione europea e con la crescita dei movimenti antiunione, che saranno molti forti nel prossimo Parlamento. Cose, queste, che non si risolvono in mezz'ora di colloquio.

 

 (Fabio Franchini)



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