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IL SONDAGGIO/ Amadori (Coesis): c'è un "Ulivo di destra" che vale più di Renzi (31%)

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Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto)  Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto)

Incassata la fiducia di Camera e Senato, ora l’esecutivo più giovane della storia repubblicana si trova ad affrontare la difficile sfida di fare effettivamente le riforme annunciate. Se ce la farà, il successo elettorale di Renzi sarà cosa pressoché certa, altrimenti sarà difficile che gli italiani gli consegnino il Paese.  Per misurare gli orientamenti dell’opinione pubblica abbiamo contattato Alessandro Amadori, presidente di Coesis research.

 

Dopo i discorsi alle Camere, la popolarità di Matteo Renzi è salita o scesa?

È rimasta sostanzialmente stabile con una lieve tendenza al rialzo. Attualmente la fiducia verso il presidente Renzi è intorno al 53%, che è un livello piuttosto elevato.

 

Quali punti del suo programma hanno maggiore presa sull’elettorato e quali invece possono essere deleteri in tal senso?

Non farei un discorso del genere. Ciò che contribuisce a costruire fiducia e apprezzamento nei confronti di Renzi è, altresì, il suo atteggiamento. Il premier, consapevole di questo, ha accuratamente evitato di parlare realmente di punti. Non è quindi un caso che Renzi, fine comunicatore, abbia trascurato (se non enunciandone solamente i titoli) gli elementi programmatici.

 

Ma l’agenda che ha presentato è compatibile con le aspettative dell’elettorato?

Apparentemente compatibile. Il tema del lavoro, tra tutti, è quello che maggiormente interessa i cittadini. La legge elettorale e le riforme costituzionali, al contrario, importano molto meno. Lo stesso argomento del cuneo fiscale è un tecnicismo che solo una piccola parte della popolazione italiana comprende veramente nei concreti meccanismi di funzionamento. Renzi si muove sempre su due piani, uno interno al palazzo e uno rivolto alla gente comune. Abbiamo il piano delle cose che interessano ai cittadini e quello relativo alla comunicazione con i suoi alleati e competitor.

 

Sarà un governo del fare e fortemente riformista (come viene presentato), oppure un governo del consenso?

A oggi, nella percezione collettiva dell’opinione pubblica sarà un governo del fare. Renzi ha rimesso in moto lo stesso meccanismo psicologico attivato molto bene da Berlusconi nel 1994: il buon governo, l’essere concreti e così via.

 

A proposito di Belrusconi, Forza Italia quanto vale?

Forza Italia si è stabilizzata intorno a un 24-25%. Un valore che non è certo male, tenuto poi conto che ha vari partiti con cui si può alleare: da Fratelli d’Italia all’Udc (che è tornato nell’alveo del centro-destra berlusconiano). Insomma, sommando i voti di FI e delle altre forze di quest’area, il centro-destra – per lo meno nelle intenzioni di voto – se la gioca pressoché alla pari con il centro-sinistra. Di questo c'è anche una conferma.

 

A cosa si riferisce? 


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