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BEPPE GRILLO E I GIORNALI/ Un dietrofront che sa di sconfitta

Beppe Grillo Beppe Grillo

No. Soprattutto i quotidiani di opinione hanno indagato a lungo sul Movimento 5 Stelle. Ciò è stato un fatto doveroso, perché il significato sociale, culturale e generazionale di quella protesta era stato stupidamente trascurato prima delle elezioni. I media hanno dovuto aggiornare la loro conoscenza. Non c’è stata sottorappresentazione del M5S anche perché i giornali italiani amano lo spettacolo e la semplificazione, che è proprio ciò che regala Grillo.

 

In che senso lei prima parlava di un M5S politicamente in difficoltà?

A essere mancata finora è stata soprattutto la capacità del M5S di discutere e confrontarsi con gli altri partiti. Che non ci sia un’apertura di ponti levatoi comunicativi alle forze politiche, soprattutto d’opposizione, rappresenta una perdita di vocalità del M5S. Nel momento in cui è entrato in Parlamento, il M5S avrebbe dovuto cambiare tono e racconto. Raccontare che loro non sono gli unici che non partecipano al banchetto, rappresenta un argomento buono in campagna elettorale, ma molto inefficace durante la governance abituale dove bisogna uscire dalle parole verso i fatti. E il M5S è rimasto trincerato sulle parole.

 

(Pietro Vernizzi)

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