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Politica

SCENARIO/ Le nuove "alleanze" che possono aiutare Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

4) Le alternative non esistono. Grillo ha dimostrato l’incapacità di andare oltre la protesta, di comprendere i veri problemi del Paese indicandone soluzioni praticabili e i suoi eletti sono allo sbando. Berlusconi è prigioniero dei suoi problemi personali e nessuno può più credere alla rivoluzione liberale che ci aveva promesso ma che ha sacrificato in vista di interessi più immediati, arrivando a identificare il successo dei moderati con la sua personale affermazione e impedendo la nascita di una nuova classe politica.

La sfida di Renzi è ad alto tasso di rischio. La sua forza sta nel giocarsi tutto, senza riserve. O vince o va a casa. La sfida è estesa anche ai suoi ministri e collaboratori: chi non ottiene i risultati va a casa. Non ci sono vie di mezzo. Prima di andare a casa Renzi può far decadere quelli che ostacolano il suo piano. I senatori possono cercare di non abolire il Senato, ma in questo caso si andrebbe subito alle elezioni e per cercare di difendere il loro privilegio nel lungo termine dovrebbero mettere a repentaglio il privilegio attuale.

Renzi deve parlare direttamente alla base, saltando le rappresentanze troppo interessate alla difesa del loro ruolo. Per questo usa un linguaggio inusitato verso i sindacati, Confindustria, Cnel e molte altre istituzioni, dicendo che se faranno obiezioni se ne farà una ragione. L’importante è non perdere il contatto e il consenso che deriva dal rapporto diretto con gli elettori. Per riuscire occorre che questa inversione ottenga subito qualche risultato e poi possa continuare e consolidarsi.

In questo senso ha bisogno di crearsi strutture senza le quali non si può governare un Paese. L’uomo solo al comando è sempre stato una disgrazia e oggi è impensabile che qualcuno ritenga di potere accentrare un potere che deve, necessariamente, essere ripartito anche per raccogliere il contributo e l’energia di tante forze vitali presenti nel Paese.

L’Italia ha grandi risorse e liberata dal ricatto di una classe che ha abusato dei propri privilegi potrebbe tornare a essere un Paese con una grande tradizione. In questo quadro c’è bisogno di tutti: del volontariato, della creatività italica, delle risorse turistiche, del patrimonio culturale, delle tradizioni gastronomiche e culinarie e perché no, anche di una destra che, non più bloccata da Berlusconi, possa davvero rappresentare le istanze dei moderati.

Siamo quindi costretti a sperare nel successo di Renzi. Un suo fallimento ci farebbe ripiombare in una palude stagnante con crescenti difficoltà a fare qualunque cosa. Attraverso un suo successo diventerebbe possibile rimettere in moto le tante risorse presenti nel Paese.

Il coronamento del tutto sarebbe una ripresa diffusa nella quale le varie realtà non più bloccate riprendono a dare un fattivo contributo. Non occorre condannare o emarginare, occorre valorizzare e inserire, dando spazio e legittimità alle diversità presenti nel contesto. È vero che già esistono segnali negativi in questa direzione (vedi legge elettorale), ma dentro un generale rinnovamento sarà importante che ciascuno faccia la sua parte.

Un cambio di alleanze non è mai facile, ma decenni di favori ai soliti protetti hanno creato un bisogno e una volontà di riscatto molto diffusa che potrebbe fornire la spinta necessaria al cambiamento. In bocca al lupo a Renzi e, perché no, anche ad Alfano e a tutti noi.

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