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SENATO & RIFORME/ Rutelli: Renzi è caduto nella trappola delle Regioni

Secondo FRANCESCO RUTELLI "lavoro e bucrocrazia sono le due vere grandi sfide di Matteo Renzi", rimandato a settembre quanto a riforma elettorale e bicameralismo perfetto

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Francesco Rutelli, ex leader del centro-sinistra e attuale presidente di Alleanza per l’Italia, boccia l’Italicum e la riforma del Senato proposta da Matteo Renzi. Il primo “ha quasi tutti i difetti del Porcellum come il peccato mortale dei parlamentari nominati: un delitto contro la credibilità della politica”, mentre la revisione del bicameralismo perfetto avanzata dal presidente del consiglio, con tanto di metamorfosi del Senato in Camera delle Regioni, “è un errore storico perché il livello regionale è quello più scarso in quanto qualità del lavoro; se qualcuno pensa di migliorare l’Italia trasformandola in uno specchio del sistema regionale fa un errore gigantesco, ingiustificabile e incomprensibile”. La soluzione è un’altra. Eccola…

Ha bocciato la riforma del Senato firmata Renzi. Perché?

Bisogna partire dal presupposto che una riforma dovrebbe servire a migliorare l’efficacia e la produttività delle nostre istituzioni. Ecco, trasformare il Senato in una camera delle Regioni sarebbe un errore storico, perché il livello regionale è quello più scarso, non certo il migliore. Nel loro insieme (tralasciando le eccezioni) le Regioni hanno visto una gigantesca crescita della spesa, un aumento vertiginoso delle tasse, oltre a una dimensione di corruzione locale inarrestabile. Quindi se qualcuno vuole migliorare l’Italia trasformandola in uno specchio del sistema regionale, fa un errore gigantesco, ingiustificabile e incomprensibile.

Quale, quindi, la soluzione migliore?

Le Regioni devono essere abolite o accorpate, ridefinendone i compiti. Serve certamente un livello intermedio tra lo Stato e i Comuni: in merito sarebbe un’ottima soluzione quella (proposta dalla Società geografica italiana) di abolire sia le regioni che le provincie, sostituendole con circa 35 organismi intermedi che rappresentino più coerentemente i territori (Trentino, Salento, Sardegna e così via). Bisogna uscire dalla trappola che ha portato le Regioni da enti di programmazione a enti di legislazione infinita. Un esempio di fallimento del regionalismo? Pensiamo al turismo: non abbiamo una politica unitaria italiana, ma 21 diverse in concorrenza tra loro. Non è possibile, è deleterio, oltre ad essere uno spreco folle.

Cosa c’è che non funziona? Dove sta il problema, il granello che blocca l’ingranaggio?

Il regionalismo è insostenibile perché – da quando abbiamo istituito le Regioni, nel 1970 – l’Italia ha visto una seconda devoluzione di poteri (enorme e vincolante) verso l’Europa. Prendiamo degli impegni in Europa – Fiscal Compact, rientro dal debito – ma nel frattempo non abbiamo i bilanci sotto controllo perché sono le Regioni che hanno la quota di spesa che cresce di più. Lo Stato, quindi, finisce per non esistere: le linee fondamentali le decide Bruxelles e la gestione, a partire dalla Sanità, le Regioni. Tutto ciò impone un ripensamento profondo e non certo creare un Senato delle Regioni, che rischia di rendere irreversibile questo disastroso processo.

Ha parlato infatti di bicameralismo moderno. In cosa consisterebbe?