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Politica

PROVINCE/ 1. Il giurista: tutte le incognite della nuova Italia dei sindaci

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Altro fattore importante è spingere i comuni verso le fusioni e le unioni, per i motivi sopra detti.

Le ultime notazioni riguardano le tendenze di "politica" istituzionale che questa legge segna.

In primo luogo il fatto che lo Stato si sia riappropriato in toto della riorganizzazione territoriale, spogliando le Regioni di poteri che la Costituzione loro conferisce in proposito, soprattutto sul versante dei comuni. Non c'è dubbio che questo passaggio sia stato favorito dalla cattiva fama di cui, in questo momento storico, godono le Regioni, quasi tutte travolte da scandali poco edificanti. Tuttavia il passaggio ci riporta indietro ad una gestione "fordista" tutta statale dell'organizzazione politica del territorio, che non valorizza le differenze che esistono in questo Paese e di cui, invece, bisognerebbe tenere conto. 

In secondo luogo l'idea che i sindaci siano il perno della filiera politica dell'organizzazione territoriale (il sindaco metropolitano è il sindaco del capoluogo di provincia, gli organi delle future province sono eletti tra sindaci e consiglieri comunali…) è un po' rischiosa, anche dal punto di vista politico. Si rischia infatti di sovraccaricare politicamente queste figure di molte responsabilità e, in qualche misura, di farne una sorta di super-men. Non vorrei che tra qualche anno gli scandali che ora travolgono le Regioni li dovessimo vedere a livello comunale.

Il buon governo costituzionale chiede pesi e contrappesi: mai dare troppo potere nelle mani di una sola categoria o un solo potere. 

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