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PROVINCE/ 2. Arrigo: la burocrazia smaschera il finto taglio di Renzi

Pubblicazione:giovedì 27 marzo 2014

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Il governo Renzi ha incassato la fiducia sul ddl Delrio di abolizione delle provincie. Con 160 voti a favore e 133 contrari, il Senato ha detto sì alla riforma, che ora torna alla Camera per l'ultimo approvazione. Due sono ora i problemi, secondo Ugo Arrigo, economista, esperto di finanza pubblica: capire da chi o che cosa vengono sostituiti gli organi eletti, e le sorti della macchina burocratica propria della amministrazioni provinciali. Tuttavia, spiega Arrigo, "lascerei comunque un livello decisionale a livello provinciale per quanto concerne il coordinamento degli attori per lo sviluppo economico territoriale". In ogni caso, l'incognita vera è sempre quella: i costi.

 

Come giudica il ddl Delrio sul taglio delle province?

L’unico vantaggio positivo sembra essere la rimozione degli organi eletti, ma non si è capito transitoriamente da chi o cosa verrebbero sostituiti. Le province i cui consigli decadono da chi verranno amministrati fino alla soppressione? Questo è un punto da chiarire per testarne gli effettivi benefici.

 

Apparato politico e burocratico snelliti e funzione semplificate?

Partiamo dalle funzioni che assolvono: negli ultimi decenni sono piuttosto deboli. Le attività principali sono relative alla manutenzione degli edifici scolastici (sopra la scuola dell’obbligo) e quella stradale. Non mi sembrano incarichi politici. Uno si domanda quindi: c’è realmente bisogno di organi politici per realizzare questi compiti? Non è che nelle giunte di sinistra dipingono le strisce pedonali di rosso. Perché non creiamo un unico ente gestore della rete stradale senza frammentazione comunale, provinciale, regionale e nazionale? Basterebbero apparati amministrativi tecnici ad hoc, cosa che permetterebbe di vedere meglio i costi-benefici. Poi…

 

Prego.

Venendo ai due grossi nuclei – politico e burocratico – che costituiscono le province, se vogliamo superarle bisogna rimuoverli entrambi. Quello più facile da eliminare è sicuramente quello politico: basta non rieleggerlo. E in questo mi trovo abbastanza d’accordo con la strategia di Graziano Delrio.

 

Mentre la macchina burocratica?

Potrebbe essere smontata, anche velocemente e senza modifiche costituzionali, dicendo che da un giorno all’altro i dipendenti delle province passano alle regioni. Dopo di che, lascerei comunque un livello decisionale a livello provinciale per quanto concerne il coordinamento degli attori per lo sviluppo economico territoriale.

 

Del tipo?

Penso a comitati, a piccole assemblee elettive – a elezione diretta o indiretta – che si occupino di studiare le migliori strategie per lo sviluppo locale. Sarebbe un qualcosa di sensato: più le decisioni vengono prese vicino al cittadino meglio è.  

 

C’è chi dice che con questo emendamento i costi aumenteranno. Il pericolo c’è?


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COMMENTI
27/03/2014 - Provincie (Giovanni Oggioni)

Non dimentichiamoci la pianificazione territoriale di coordinamento oggi saldamente in mano alle provincie e fortemente orientata su parchi infrastrutture e ambiente. Arma politica potentissima al confronto del più sbiadito piano territoriale Regionale. Altro che manutenzione strade e scuole....