BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EUROPA 2014/ È possibile un nuovo inizio?

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Il perseguimento di questo stesso scopo si rinnova nel secondo storico passaggio dell’Europa contemporanea, che si è verificato nel 1989 col crollo del Muro di Berlino ed è stato determinato anche dalla forza di un ideale. Pochi, all’Est e all’Ovest, avrebbero scommesso sulla possibilità di un superamento pacifico della divisione dell’Europa in due blocchi, che ha così drammaticamente segnato la vicenda del Vecchio continente. Václav Havel, che sarebbe divenuto il primo presidente della Cecoslovacchia postcomunista, nel suo libro Il potere dei senza potere, uscito nel 1979, aveva sostenuto che il problema della vita sociopolitica era il dominio della menzogna dell’ideologia e che la vera risposta alla situazione non sarebbe stata una rivoluzione violenta, né una semplice riforma politica o il mero superamento del totalitarismo in favore di una democrazia parlamentare, ma una vita, personale e sociale, giocata nella ricerca della verità. Nella testimonianza di Havel è apparso evidente che i fattori che cambiano la storia sono quelli che passano attraverso il cuore dell’uomo.

2. LA CRISI L’attuale crisi della “coscienza europea”, in concomitanza con la crisi economica, mostra che ciò che ha dato vita all’Europa Unita non è più un dato evidente, un presupposto riconosciuto da tutti come condizione per affrontare le sfide che la realtà ci pone. Come è accaduto nel passato, anche noi europei del 2014 dobbiamo riconquistare le ragioni di un’unità per niente scontata e dalla quale si può sempre regredire. Infatti, come afferma Benedetto XVI, «un progresso addizionabile è possibile solo in campo materiale. Nell’ambito invece della consapevolezza etica e della decisione morale non c’è una simile possibilità di addizione per il semplice motivo che la libertà dell’uomo è sempre nuova e deve sempre nuovamente prendere le sue decisioni. La libertà presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio». Le difficoltà del presente ci rendono consapevoli che «anche le strutture migliori funzionano soltanto se in una comunità sono vive delle convinzioni che siano in grado di motivare gli uomini ad una libera adesione all’ordinamento comunitario» (Spe salvi, 24).

Questa è allora la grande possibilità che la crisi offre a noi europei: riconquistare le ragioni del nostro “esistere comunitariamente”. Si tratta di una sfida inderogabile, e la ragione ce la ricorda ancora Benedetto XVI: «Poiché l’uomo rimane sempre libero e poiché la sua libertà è sempre anche fragile, non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato.Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libertà umana». In altre parole, «le buone strutture aiutano, ma da sole non bastano. L’uomo non può mai essere redento semplicemente dall’esterno» (Spe salvi, 25).

Un elemento rende oggi ancora più ardua la strada: non abbiamo più la stessa consapevolezza della profondità del bisogno umano che avevano i padri fondatori, è venuta meno una spinta ideale ed è diventata dominante una logica di puri interessi.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >