BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EUROPA 2014/ È possibile un nuovo inizio?

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Andare alla radice della crisi cercando di capire tutti i fattori in gioco è l’unica strada per ritrovare la nuova consapevolezza di cui l’Europa di oggi necessita.È proprio per noi europei che è diventato vitale promuovere un dibattito reale sul presente e il futuro del Vecchio Continente, valutando se i tentativi fatti sin qui sono stati adeguati alla natura della crisi. Ciò riguarda tanto l’economia quanto le sfide antropologiche. Pretendere di risolvere le gravi questioni antropologiche che stiamo affrontando solo con gli strumenti giuridici è tanto inefficace quanto illusorio. Come si rende evidente di fronte ai problemi più radicali dell’esistenza umana, la soluzione «non avviene direttamente affrontando i problemi, ma approfondendo la natura del soggetto che li affronta» (don Giussani, 1976).

La dimenticanza di questo livello è all’origine di quella crisi dell’umano che ha indebolito la consapevolezza dei fini. Così, nel tempo, il mezzo (economia, profitto, finanza) è diventato lo scopo e l’unione economica europea si è trasformata in un mero compromesso fra interessi inevitabilmente contrapposti. Riemerge l’Europa degli Stati, che non si fanno più guerra con i cannoni, bensì con le armi dell’economia e della finanza, e che sono divisi su tante questioni cruciali: il rapporto con i Paesi del Mediterraneo, l’immigrazione clandestina, i debiti sovrani, le operazione di peacekeeping, la solidarietà verso i partner più in difficoltà.

Il venir meno dell’impeto ideale e della coscienza dei fini ha prodotto delle conseguenze anche sul funzionamento dell’Europa come istituzione: gli organismi europei sono cresciuti su se stessi, spesso gonfiandosi a dismisura e generando una sorta di mostro tecnocratico che sembra deciso a piegare la realtà alle proprie esigenze. Si afferma perciò una sempre più diffusa percezione di inefficacia delle strutture europee: se fino al 2008 (cioè all’esplosione della crisi finanziaria) il giudizio sull’affidabilità delle istituzioni europee era molto positivo, al di sopra di quello relativo agli Stati nazionali, oggi – secondo i sondaggi – il 70% dei cittadini europei considera le strutture europee (la Commissione, il Consiglio, il Parlamento) inadeguate alle esigenze delle persone e della vita sociale.

Secondo Joseph Weiler, tra i più autorevoli conoscitori delle dinamiche europee, l’Europa soffre di un deficit politico: manca un’autentica vita politica europea perché manca una dimensione ideale; avendo scommesso tutto sull’economia e non essendo quest’ultima affatto decollata, la gente si domanda: «Che ci sta a fare l’Europa? ».

Contemporaneamente cresce un’idea di Europa come uno spazio culturale e politico relativista, le cui strutture cercano di rendere lecita e addirittura fonte del diritto ogni aspirazione individuale slegata dal problema di che cosa sia la persona umana. Avrebbero allora ragione gli euroscettici che vogliono abbandonare l’Unione europea ritenendo sconfitto e ormai superato il sogno dei padri fondatori?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >