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EUROPA 2014/ È possibile un nuovo inizio?

Pubblicazione:venerdì 28 marzo 2014

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Riportiamo il testo integrale del giudizio di Comunione e Liberazione in vista delle elezioni del 25 maggio 2014 per il rinnovo del Parlamento europeo. E' davvero possibile un nuovo inizio?

 

Alla vigilia delle elezioni europee del 25 maggio l’opinione pubblica sembra divisa tra chi spinge per uscire dall’Unione europea e chi ritiene inutile andare a votare perché il voto, di fatto, non cambierà niente. Sebbene non manchino sostenitori dell’UE, si respira un prevalente senso di frustrazione: l’Europa non appare più come un centro, ma come una grande periferia del mondo globalizzato. Ma, nella scia di papa Francesco, proprio l’essere o il sentirsi «periferia», se guardato nel profondo, non può costituire l’occasione per recuperare un atteggiamento positivo e darci l’opportunità di un cambiamento?

QUALI SONO I FATTORI DI QUESTA OPPORTUNITÀ? L’Europa è nata e cresciuta attorno a poche grandi cose che hanno segnato la storia del mondo e che documentano la portata della fede cristiana per la vita degli uomini. Le ricordava don Giussani nel 1986: «Il valore della persona, assolutamente inconcepibile in tutta la letteratura del mondo; il valore del lavoro, che in tutta la cultura mondiale, in quella antica ma anche per Engels e Marx, è concepito come una schiavitù, mentre Cristo definisce il lavoro come l’attività del Padre, di Dio; il valore della materia, vale a dire l’abolizione del dualismo fra un aspetto nobile e un aspetto ignobile della vita della natura; il valore del progresso, del tempo come carico di significato, perché il concetto di storia esige l’idea d’un disegno intelligente; la libertà. L’uomo non può concepirsi libero in senso assoluto: siccome prima non c’era e adesso c’è, dipende. Per forza. L’alternativa è molto semplice: o dipende da Ciò che fa la realtà, cioè da Dio, o dipende dalla casualità del moto della realtà, cioè dal potere».

1. IL VALORE DELL’EUROPA UNITA Nel solco di queste poche grandi cose che hanno fondato storicamente l’Europa sorge anche il progetto di una Europa Unita, come sottolinea don Julián Carrón: «Che cosa permise ai padri dell’Europa di trovare la disponibilità a parlarsi, a costruire qualcosa insieme, perfino dopo la seconda guerra mondiale? La consapevolezza della impossibilità di eliminare l’avversario li rese meno presuntuosi, meno impermeabili al dialogo, coscienti del proprio bisogno; si cominciò a dare spazio alla possibilità di percepire l’altro, nella sua diversità, come una risorsa, un bene» (la Repubblica, 10 aprile 2013). Nel secondo dopoguerra i leader di Paesi che fino a poco tempo prima si erano combattuti (De Gasperi, Schuman, Adenauer) decidono di accantonare ogni sentimento di vendetta o di predominio e gettano le basi per una pace di lungo periodo mettendo insieme i rispettivi interessi economici.

Per capire la portata eccezionale di quanto è avvenuto in Europa in quel frangente basti pensare a che cosa accadde dopo la Prima Guerra Mondiale, dopo le guerre napoleoniche o quelle di religione: non vi fu mai vera pace, ma una continua tensione che preparava le guerre successive. L’Europa Unita nasce su un punto molto preciso e concreto: l’accordo per la gestione del carbone e dell’acciaio (Ceca) del 1951, da tutti riconosciuto come l’esempio di un modo nuovo di trattarsi l’un l’altro. Nella nascita del primo progetto europeo la forza ideale è stato un fattore decisivo, capace di cambiare il corso degli eventi. A differenza di quanto avviene oggi, lo scopo non era confinato all’economia. Quell’accordo economico costituiva infatti il primo passo verso uno scopo ben più grande: la pace (partner che cooperano e commerciano fra loro tendenzialmente non si fanno guerra) e, insieme con la pace, un aiuto reciproco affinché ognuno potesse cercare il bene proprio e comune.


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