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EUROPA 2014/ È possibile un nuovo inizio?

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In questo senso gli organismi europei dovrebbero essere i primi a strutturarsi nella direzione di una sussidiarietà reale. Ciò favorirebbe la responsabilità di ciascuno (persone, gruppi sociali, Stati), evitando l’illusione che le risposte vengano sempre e comunque dall’alto.

Una Europa che capisse questo non tenderebbe a chiudersi all’immigrazione, non praticherebbe solo austerità ma anche solidarietà in economia, non si ripiegherebbe su nazionalismi irrealistici e antistorici, non spingerebbe per una legislazione volta a spezzare tutti i legami coltivando l’ossessione per i nuovi diritti dei singoli, non avallerebbe l’ostilità alle fedi e in particolare a quella cristiana (tradendo proprio ciò che ha costruito e reso grande nella storia l’Europa).

«A volte mi domando chi sono quelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi che costruiscano un popolo, più che ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida ed effimera, ma che non costruiscono la pienezza umana. La storia forse li giudicherà con quel criterio che enunciava Romano Guardini: “L’unico modello per valutare con successo un’epoca è domandare fino a che punto si sviluppa in essa e raggiunge un’autentica ragion d’essere la pienezza dell’esistenza umana, in accordo con il carattere peculiare e le possibilità della medesima epoca”. […] Come credenti ci sentiamo vicini anche a quanti, non riconoscendosi parte di alcuna tradizione religiosa, cercano sinceramente la verità, la bontà e la bellezza, che per noi trovano la loro massima espressione e la loro fonte in Dio. Li sentiamo come preziosi alleati nell’impegno per la difesa della dignità umana, nella costruzione di una convivenza pacifica tra i popoli e nella custodia del creato» (Evangelii Gaudium, 224.257).

Qui si colloca il contributo fondamentale che la fede può dare alla vita pubblica «allargando la ragione », come ci ha ricordato Benedetto XVI. L’apporto del cristianesimo è anzitutto l’educazione a guardare la realtà in tutti i suoi fattori e quindi a recuperare quell’impeto ideale originario che si è offuscato nel tempo. Questa è la vera emergenza odierna. Se non sarà sorda a tale richiamo, l’Europa potrà rinascere e così sperare di tornare ad essere il «nuovo mondo», esempio e modello per tutti. Il contributo che una rinata cultura europea può offrire a tutto il mondo è il riporre al centro la domanda su cosa fa sì che un essere umano sia e si senta tale.



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