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TAGLIO PROVINCE/ Calderoli: il ddl Delrio è una legge fascista

Pubblicazione:venerdì 28 marzo 2014 - Ultimo aggiornamento:venerdì 28 marzo 2014, 14.26

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Incostituzionale e più oneroso. La bocciatura di Roberto Calderoli, senatore della Lega Nord e ministro per la semplificazione normativa nella XVI legislatura, è totale: “Lo sbandierato risparmio del presidente Renzi si trasforma in ulteriori poltrone per più di 31mila persone: oltre 26mila consiglieri e 5mila assessori. Quando il personale dovrà essere ridistribuito tra comuni e regioni, colui che andrà alle regioni avrà un contratto regionale più alto”. In più, cozza con una “sentenza della Consulta che interviene a fermare la possibilità che il legislatore ordinario modifichi la durata delle cariche una volta che l’organo è stato eletto” e con la Costituzione: “contrasta con i diritti fondamentali della Costituzione circa la possibilità, per tutti, di fare politica, e non solo determinare fasce sociali”. L’obbiettivo di fondo di quest’operazione? Accentrare il potere nella mani dell’“uomo forte”…

 

Sul disegno di legge Delrio c'è lo spettro dell’incostituzionalità? 

C’è una sentenza della Consulta, datata 2003, che interviene a fermare la possibilità che il legislatore ordinario modifichi la durata delle cariche una volta che l’organo è stato eletto, cosa che invece fa il ddl Delrio determinando lo scioglimento in anticipo del consiglio provinciale.

 

E per quanto riguarda i costi?

Altro che taglio... lo sbandierato risparmio del presidente Renzi si trasforma in ulteriori poltrone per più di 31mila persone: oltre 26mila consiglieri e 5mila assessori. Siamo al paradosso: quando poi il personale dovrà essere ridistribuito tra comuni e regioni, colui che andrà alle regioni avrà un contratto regionale più alto. Il risultato? Ulteriore incremento dei costi.

 

Un provvedimento che quindi non combatte l’anti e la mala politica?

Cavalca l’antipolitica, per farne derivare un proprio potere.

 

Qual è il progetto politico alla base di quest’operazione?

L’obiettivo principale è conquistare, attraverso le città metropolitane, enti locali che erano per la maggior parte in mano al centro-destra. Mi spiego: attribuendo le competenze al sindaco del comune capoluogo loro riescono, senza alcuna elezione, a prendere in mano territori amministrativi dalla coalizione loro rivale. Un esempio? Il presidente provinciale lombardo Podestà verrà immediatamente sostituito dal sindaco Pisapia, che nessuno ha votato: la provincia di centro-destra si troverà ad essere guidata dalla sinistra. In più...

 

Prego.

Cosa ancora più negativa è il fatto che – dando per scontato che l’indennità sarà equivalente a quella che uno già percepisce in ragione del suo mandato – sono totalmente privilegiati o i sindaci di grosse realtà (che percepiscono già un’indennità che gli consente il doppio incarico) o peggio ancora quelli che lo possono fare in ragione del loro reddito personale, cosa che contrasta con i diritti fondamentali della Costituzione circa la possibilità, per tutti, di fare politica, e non solo determinate fasce sociali.

 

Sono anni che si parla di abolizione delle province. Lei stesso ci aveva lavorato…


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