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PD & RIFORME/ Civati: senato, lavoro, F-35, l'agenda di Renzi è un "golpe"

"Lavoro e Senato sono le questioni più delicate di tutte. Sull'Italicum Renzi è ha tenuto grazie all' accordo con Berlusconi, ma sulle riforme costituzionali..." parola di PIPPO CIVATI

Pippo Civati (Infophoto) Pippo Civati (Infophoto)

Tra Renzi e la minoranza Pd rimane il gap. Nel corso della direzione di venerdì il premier ha annunciato che lunedì il governo approverà la riforma del Senato, insieme alla revisione del Titolo V. Solo in un secondo momento, fa sapere, subentrerà l’iter procedurale per varare l’Italicum. La relazione sulle riforme del segretario del partito è stata approvata con 93 voti favorevoli, 12 contrari (Civati e la sua corrente) e 8 astenuti. Non sono mancate, nel corso della discussione, critiche circa il Jobs Act e in merito è stato durissimo l’intervento di Stefano Fassina che ha detto come il decreto Lavoro del ministro Poletti ricalchi quello proposto da Forza Italia. Il malumore delle frange del partito non si acquieta e dal canto suo Matteo Renzi tira dritto. La corda si spezzerà? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Civati.

 

Renzi in direzione nazionale ha annunciato che lunedì il governo varerà la riforma del Senato, oltre al ddl sul Titolo V. Solo in seguito il via libera all’Italicum. Il governo terrà a Palazzo Madama su questi provvedimenti?

Il rischio è che non si capisca niente. Io oggi ho votato contro perché non ci è stata presentata la riforma del Senato che lunedì Renzi presenta in Consiglio dei ministri. Io onestamente non saprei dire se le nostre obiezioni, insieme alle preoccupazioni che tanti senatori hanno espresso in questi giorni, siano comprese o meno in quel testo. Tra l’altro non si capisce nemmeno perché il Senato non sia strettamente collegato alla riforma del Titolo V e perché questo testo non sia stato presentato dai gruppi di maggioranza, anziché dal governo: sarebbe più elegante se fosse il Parlamento a presentare un disegno di legge di riforma costituzionale. Insomma, c’è molto imbarazzo: non so se andrà sotto il governo, so che andranno sotto le nostre aspettative.

 

In più c’è il nodo lavoro. La minoranza Pd ha criticato il decreto.

È stato posto l’ultimatum anche su questo. È uno schema che non è considerato positivo da molti, ma chi ha fatto interventi e obiezioni non è stato ascoltato granché...

 

A proposito, Fassina è stato durissimo, dicendo che il decreto lavoro è una fotocopia della proposta di Forza Italia.

È stato molto duro anche Andrea Ranieri, che è stato eletto con noi alla direzione. In questi giorni in tanti hanno espresso critiche e perplessità. Diverse sono state le questioni – anche in positivo, non solo da sinistra, da chi crede nel contratto unico di Boeri – rilevate da chi pensa che questo decreto legge sia in contraddizione totale con quell’impostazione delle spese crescenti. Tanti sono gli interrogativi e Renzi, in risposta, dice “o votate o ci rimango male io”, ma così poi ci rimaniamo male noi.

 

Dove si possono spaccare di più partito e governo?