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GRASSO vs RENZI/ Patto a tre per mandare in fumo le riforme

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha dato un altolà a Renzi proprio alla vigilia del giorno in cui il cdm presenta il ddl costituzionale di riforma del Seanto. Perché? ANSELMO DEL DUCA

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"La musica stavolta deve cambiare". Sta tutta in queste parole la scommessa di Matteo Renzi, avanti a tappe forzate per evitare di rimanere prigioniero di quella palude che hanno saputo frenare tanti tentativi riformatori precedenti al suo, Berlusconi, Monti e Letta, tanto per fare qualche nome. L'azzardo però è evidente, e il premier rischia più di andare a infrangersi sugli scogli della solitudine che nei pantani della conservazione.

Renzi rischia su due fronti, quello interno di un partito di cui non ha il pieno controllo, come dimostra la difesa che Pietro Grasso fa del Senato elettivo, e quello del rapporto con Forza Italia, fondamentale per legittimare il suo disegno riformatore. Nell'accordo del Nazareno c'era l'intenzione di superare il bicameralismo, svuotando di peso politico Palazzo Madama. Ma quel capitolo non aveva uno svolgimento dettagliato come la legge elettorale. Anzi, l'impegno era di scriverlo dopo il sì all'Italicum. 

Con Forza Italia il premier sta tirando pericolosamente la corda: prima il ritocco alla soglia per accedere al premio di maggioranza, poi l'eliminazione della clausola di salvaguardia che prevedeva un sistema fotocopia al Senato in attesa dell'abolizione. Alla Camera l'accordo ha retto, ma a Palazzo Madama il Pd pretende che si discuta prima della riforma della Costituzione (un testo che ancora attende il sì del governo per la formalizzazione), e solo dopo della legge elettorale, anche se tutto dovrebbe nelle intenzioni essere approvato entro le elezioni europee del 25 maggio.

Il patto vacilla. Dopo tre violazioni Forza Italia non può accettare che la proposta firmata Renzi/Boschi sia considerata blindata, perché non ha contribuito a scriverla, anche se ne condivide il punto fondamentale, cioè fare di Palazzo Madama un'assemblea delle autonomie non eletta direttamente. Avvertimento da prendere sul serio perché lanciato da Berlusconi in persona in una delle tante telefonate ai club. E c'è anche chi – come Romani – si spinge a ipotizzare che sarebbe opportuno un nuovo faccia a faccia fra il premier e il leader di Forza Italia per assicurare il percorso delle riforme.

Di un nuovo incontro con Berlusconi Renzi non vuol proprio sentir parlare, soprattutto alla vigilia della decisione sulla pena dell'ex Cavaliere. Sarebbe un regalo troppo grande all'avversario. Il premier sa che Forza Italia attraversa una fase di grande debolezza, ma forse proprio per questo potrebbe essere tentata dal far saltare il tavolo, puntando al voto con il Consultellum. Come casus belli potrebbe bastare un qualche cedimento sulle soglie o sulle liste bloccate. Questo scenario presupporrebbe però una rottura dentro la maggioranza o dentro lo stesso Pd: ipotesi possibile, anche se al momento poco probabile, visto che – ad esempio – sulle riforme costituzionali Alfano fa sapere di essere in perfetta sintonia con l'attuale inquilino di Palazzo Chigi. 


COMMENTI
31/03/2014 - il laudator temporis acti (umberto persegati)

L'uscita del Presidente del Senato Grasso non rispetta la posizione di super partes insita nella carica. Ha voglia il presidente a dichiarare ipocritamente che non è contrario al nuovo: di fatto è entrato a piedi pari a difesa dell'istituzione che presiede, con motivazioni care a tutti i parrucconi di questo Paese, compresa quella che il monocameralismo metterebbe in pericolo la democrazia. Da dove abbia tratto questa convinzione sarebbe necessari conoscere! E' ora di finirla con un apparato legislativo bicamerale, con le stesse funzioni e con duplicazione dell'apparato amministrativo servente: uno spreco di risorse enorme in un paese che non se lo può permettere, né in questa contingenza, né in futuro. Quali vantaggi tragga il cittadino da un procedimento legislativo duplicato non è dato di capire. I partiti condizionano, con le candidature e le liste bloccate, i parlamentari , e questi godono di un'autonomia ridotta, schermata dall'art. 67 della Cost.. Gli episodi delle leggi ad personam stanno a dimostrare che la duplicazione della procedura legislativa non è sufficiente ad arginare la forza politica che ha la maggioranza in Parlamento. Senatus delendo!

 
31/03/2014 - I Parruconi della Palude (Giovanni Menegatti)

I signori del Senato che vogliono impallinare Renzi, devono sapere che gli Italiani nella stragrande maggioranza non ne possono piu di questa Casta, che non vuole ridurre le spese e di conseguenza le tasse. Noi in Italia abbiamo il doppio dei parlamentari che anno negli Stati Uniti,i presidenti di Regione pagati piu di Obama, abbiamo la Presidenza della repubblica che ci costa come la Regina inglese, come possiamo permetterci tutto questo? Perche i nostri politici sono cosi Spudorati non pensano minimamente ai propri cittadini, che non ce la fanno ad andare avanti,a tutti i giovani disoccupati, che cercano disperatamente un posto di lavoro. A questo punto a noi del popolo se non vogliono la riduzione dei parlamentari, e tutte le riforme proposte dal presidente, non ci resta altro che intervenire con il voto per uscire dalla palude.