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ITALICUM/ 1. Renzi, Alfano & B.: il piano per lasciare l'Italia senza riforme

Pubblicazione:martedì 4 marzo 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 4 marzo 2014, 11.35

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Torna in discussione al Parlamento la riforma della legge elettorale nella bozza del cosiddetto Italicum, che prevede sia la riforma del sistema elettorale della Camera che quella del Senato. Riforma che, come è noto, è imposta dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale larga parte della legge precedente e, in particolare, il premio di maggioranza e l'esclusione del voto di preferenza. 

Sono previsti due emendamenti dirimenti. Quello proposto da D'Attorre (Pd), che limiterebbe la proposta di modifica del sistema elettorale della Camera in tal modo, secondo le intenzioni del proponente, da porre le premesse per la modifica costituzionale del Senato. Il ragionamento è il seguente: si modifica la sola legge elettorale della Camera e, nel contempo, si avvia la procedura costituzionale di modifica del Senato.

L'altro emendamento è quello proposto da Lauricella (anch'egli del Pd), secondo cui, prima di riformare la legge elettorale, occorre avviare il procedimento di riforma del bicameralismo attraverso la trasformazione del Senato. 

Da un certo punto di vista le due procedure proposte sembrerebbero percorrere lo stesso obiettivo, cioè quello di riformare il Senato, seppure attraverso procedimenti diversi. Secondo D'Attorre le due cose potrebbero procedere insieme (si riforma le legge elettorale della sola Camera e si avvia parallelamente il processo di revisione costituzionale del Senato). Secondo Lauricella, invece, il processo di revisione costituzionale del Senato sarebbe una precondizione per l'avvio della riforma elettorale successiva.

Vediamo opportunità  e rischi di entrambe le soluzioni.

Soluzione Lauricella. Opportunità: la riforma costituzionale precede quella elettorale, dunque prima si disegna il nuovo Parlamento e successivamente si passa all'adozione della legge elettorale di Camera e Senato. Ciò per implicito significa che si potrebbe o decidere per una sola Camera, oppure per due Camere ma completamente differenziate da quelle attuali.

Rischi: è evidente che questa soluzione potrebbe non essere gradita da quella delle due Camere (e facilmente il Senato) che rischia o di scomparire (soluzione del monocameralismo), oppure di essere eletta o designata in modo diverso, magari neppure più eletta ma designata alla tedesca, dai rappresentanti degli enti territoriali. Il rischio è dunque che i senatori non voterebbero una tale riforma, paralizzando il processo di riforma costituzionale.

Soluzione D'Attorre. Opportunità: la riforma almeno della legge elettorale della Camera, portando a casa per il governo un risultato sicuro, visto l'accordo Renzi-Berlusconi sull'Italicum. Una cosa fatta, insomma, per il Governo Renzi. 

Rischi: con l'approvazione di questa legge potrebbe tramontare l'ipotesi della riforma costituzionale del bicameralismo. Una volta incassato il successo, perché mai il Governo dovrebbe imbarcarsi nella complicata e difficile partita della riforma costituzionale?


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COMMENTI
04/03/2014 - Renzi e Alfano (luisella martin)

Analisi chiara quella della giornalista che mi suggerisce di segnalare ai due leader dell'Italicum, Renzi, Alfano & B un terzo rischio. Qualunque scelta essi compiano(che lasci scontenti gli altri gruppi parlamentari) riceveranno un severo giudizio da noi elettori; nel caso in cui, infatti, sia scelta una legge elettorale che avvantaggi alcuni partiti e non gli elettori, saranno i partiti scontenti della legge ad essere più votati di altri, con conseguente rischio di ingovernabilità. Ma in Parlamento non arrivano le notizie dei suicidi dei più deboli e delle condanne penali dei più furbi?