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SCENARIO/ 1. Renzi-Berlusconi, sì all'Italicum in cambio del voto (subito)

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Renzi per il momento ha preferito vedere il bicchiere mezzo pieno e rivendicare un successo politico, ma fra i suoi uomini ha cominciato a serpeggiare l'idea che sia velleitario arrivare al 2018 in una situazione tanto precaria. Avanza l'idea di un voto politico il prossimo anno, per capitalizzare le prime realizzazioni, a partire dalla riforma del mercato del lavoro, e subito dopo la cancellazione del Senato. 

"Questo – spiegano renziani della prima ora – non è affatto il governo Renzi, non può durare a lungo". Per farlo, occorre un profondo ricambio del gruppo parlamentare, dove gli uomini del segretario sono appena una cinquantina, al netto di chi è precipitosamente salito per opportunismo sul carro del vincitore. Parecchio dipenderà dall'esito delle europee di maggio: se il risultato sarà modesto, o appena discreto, vorrà dire che il governo non è percepito come abbastanza innovatore, prigioniero com'è dei veti incrociati, così l'ipotesi del voto nel 2015 acquisterebbe subito consistenza, perché Renzi avrebbe bisogno di una legittimazione piena.

Tornare alle urne nella primavera del prossimo anno è uno scenario apprezzato anche da Berlusconi, che ha bisogno di un po' di tempo sia per definire la sua posizione giudiziaria, sia per riorganizzare il suo partito, ma non può attendere sino al 2018. Così, quella che oggi appare come una vittoria di Alfano, del suo Nuovo Centrodestra e dei centristi (con l'unica eccezione di Scelta Civica, che invoca un vertice di maggioranza) potrebbe rivelarsi fra qualche mese una trappola mortale per chi oggi esulta per aver frenato l'impeto renziano.

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