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ITALICUM/ La Russa: un accordo da macellai tra Renzi e Berlusconi

Giorgia Meloni e Ignazio La Russa (Infophoto) Giorgia Meloni e Ignazio La Russa (Infophoto)

Parlare di schieramenti in realtà è soltanto una somma giornalistica, che diventa effettiva quando c’è un comune sentire all’interno delle coalizioni. In questo momento questo comune sentire non c’è.

 

Che cosa significa dal punto di vista della democrazia il fatto che un partito di piccole-medie dimensioni non possa essere rappresentato?

Non abbiamo nessuna obiezione in quanto tale nei confronti della soglia di sbarramento del 4,5% per i partiti all’interno delle coalizioni. Se è questo ciò che vogliono Partito Democratico e Forza Italia, facciano pure. Non è questo lo scandalo, noi non ci attacchiamo a uno 0,5% in più o in meno. Lo scandalo è un altro …

 

Quale?

Il vero scandalo è che chi non raggiunge il 4,5% elegga con i suoi voti i parlamentari del partito più grande all’interno della stessa coalizione. L’elemento qualificante non è il numero della soglia di sbarramento, ma il fatto che “chi non è buono per il Re non è buono neanche per la Regina”. Se i voti di un partito non hanno fatto eleggere neanche un deputato, non possono essere computati per fare eleggere deputati del partito principale della mia stessa coalizione.

 

Nel frattempo è stato bocciato anche l’emendamento per abbassare all’8% la soglia di sbarramento per la coalizione. Lei come lo valuta?

Più o meno la stessa cosa. L’aspetto più incomprensibile è quello che ho detto prima, poi il punto esatto in cui si vuole fissare l’asticella dello sbarramento sarà sempre opinabile. Un fatto però è inaccettabile, che con i miei voti faccia eleggere il candidato di un altro partito.

 

(Pietro Vernizzi)

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