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SCENARIO/ Da Luxuria a Padre Pio, chi parlerà a questo mondo?

Pubblicazione:venerdì 7 marzo 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Per questo è retroguardia sia fare la legge sull'omofobia, sia promuovere convegni sul concetto di natura: è l'educazione il vero tema del nostro tempo, l'educazione dell'Io. Essa non riaccade per magia attraverso una protesta o una legge, ma avviene dentro ognuno di noi e attraverso ognuno di noi. Per questo abbiamo bisogno di gente che si metta insieme, gente che riprenda la decisione di essere discepola della vita e della realtà, pronta a raccontare e a incontrare ogni frammento di esistenza non con lo sguardo e la dottrina di chi ha già capito tutto, ma con la carità di chi sta costruendo qualcosa.

Matteo Renzi oggi si trova a essere la risposta che i media e i poteri forti cercano di dare alla complessità economica e politica del presente. In tanti si aspettano che fallisca o che trionfi, pronti a ridiventare tutti berlusconiani o post-berlusconiani a seconda della convenienza. Ma non è questo il punto: la generazione di Matteo si trova alle prese con il deserto che hanno creato i nostri padri. La loro concezione ideologica e onnivora della politica e della storia ha distrutto le fondamenta di questo paese, pensando di governarlo ora col diritto e il moralismo, ora con il clientelismo e la deresponsabilizzazione. Renzi dovrà decidere a chi parlare e come parlare. Dovrà dirci che cosa vuol dire per lui oggi essere "di sinistra" e che cosa intende offrire ai suoi figli e al cuore di chi ogni giorno lavora e piange. Questo è quello che un paese normale dovrebbe chiedere al proprio presidente del Consiglio. Chiunque esso sia. Consapevoli che coloro che oggi criticano o urlano al disastro sono quelli che il disastro lo hanno creato. Per questo c'è poco tempo per giocare o per schierarsi: bisogna ridare la parola a coloro che vivono e che lavorano, bisogna mettersi insieme e ricostruire. Divertirsi su twitter o ad Amici è infatti facile. Permettere alla politica di tornare ad ascoltare davvero la vita della gente, riconsegnando al dialogo con la società civile il giusto spazio e la giusta dignità, non è soltanto difficile, è anche tremendamente urgente.



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COMMENTI
07/03/2014 - Cos'è davvero essenziale (Giuseppe Crippa)

Ben volentieri “Paulo canamus majora (parliamo di cose un po’ più grandi)”, caro Pichetto, e la Sua conclusione che la politica debba imparare ad ascoltare il Paese reale (e non coloro che dei politici sono servi e al tempo stesso si servono) è certamente una di queste. Ma non lo è certo la considerazione che gli italiani considerino essenziale avere un governo eletto direttamente dal popolo. Gli italiani (quasi dodici milioni di astenuti, un milione duecentocinquantamila schede bianche o nulle e otto milioni e seicentomila voti grillini, non lo dimentichi) considerano essenziale essere rappresentati da persone serie, non scandalosamente retribuite e davvero dedite al bene comune e non ne vedono o si illudono possano trovarle sul blog di Grillo.