BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Da Luxuria a Padre Pio, chi parlerà a questo mondo?

Pubblicazione:venerdì 7 marzo 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Canamus paulo maiora”, diceva Virgilio. E le cose maggiori, in questo momento, riguardano la complessa situazione politica in cui il nostro paese e l'Europa, per l'ennesima volta, si ritrovano a vivere. Le analisi e i giudizi di tipo politico, tuttavia, lasciano sempre il tempo che trovano e sono valide nello spazio di un umore, di una dichiarazione, di un interesse effimero. Per questo è intelligente provare ad andare al di là delle vicende per cogliere le linee di fondo che la realtà in questo momento, così com’è, ci suggerisce.

Anzitutto appare centrale il tema della democrazia. In Italia, a dispetto di tanti detrattori, la Seconda Repubblica ha profondamente acuito il senso della democrazia nel popolo: nessun cittadino, infatti, tollera più volentieri l'esistenza di governi legittimi costituzionalmente, ma privi del mandato elettorale. Nella nostra Repubblica, insomma, benché la costituzione da oltre sessant'anni ci offra la possibilità di eleggere il parlamento e non il governo, pare improrogabile una riforma che consegni ai cittadini il diritto - da molti ormai considerato sacro - di scegliere direttamente anche il timoniere del potere esecutivo oltre che coloro che debbono esercitare quello legislativo. La democrazia sta così decisamente cambiando forma: si sta trasformando da rappresentativa ad esecutiva, costringendo la politica a costruire nuovi spazi di mediazione per impedire che ogni furore del momento diventi legge o decreto.

La vicenda ucraina, con la rivoluzione di febbraio e la crisi di Crimea, ci mostra - infatti - che non basta un sistema istituzionale meno complesso o più efficiente a risolvere i problemi: è necessario uno spazio dove le nazioni diventino popoli e i popoli elaborino sintesi, visioni e orizzonti comuni. La pretesa di "conoscere" il paese è quanto mai arrogante e datata: senza l'apporto della società civile, non solo come facciata ma come interlocutore permanente della politica, la nostra patria è destinata ad affogare nei marosi dell'ideologia e della manipolazione mediatica. L'Italia, infatti, non è più quella degli anni ottanta e novanta, essa oggi è una "penisola sconosciuta", una terra nuova: la sub-cultura televisiva, unita alle reminiscenze della tradizione cattolica, ha creato un ibrido emotivo e irrazionale che appare distantissimo non solo dalle elites industriali ed economiche del paese, ma pure dalla classe media che manda i figli al liceo o all'università.

C'è un mondo che oggi fa fatica a riconoscersi in De Gasperi o Togliatti, in Pasolini o Montanelli, ma che non stenta a mettere insieme Luxuria e Padre Pio. Chi parlerà a questo mondo? Chi saprà ascoltarlo e metterlo in contatto con le grandi questioni del nostro tempo? Questa è la sfida che si trova davanti la politica oggi.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
07/03/2014 - Cos'è davvero essenziale (Giuseppe Crippa)

Ben volentieri “Paulo canamus majora (parliamo di cose un po’ più grandi)”, caro Pichetto, e la Sua conclusione che la politica debba imparare ad ascoltare il Paese reale (e non coloro che dei politici sono servi e al tempo stesso si servono) è certamente una di queste. Ma non lo è certo la considerazione che gli italiani considerino essenziale avere un governo eletto direttamente dal popolo. Gli italiani (quasi dodici milioni di astenuti, un milione duecentocinquantamila schede bianche o nulle e otto milioni e seicentomila voti grillini, non lo dimentichi) considerano essenziale essere rappresentati da persone serie, non scandalosamente retribuite e davvero dedite al bene comune e non ne vedono o si illudono possano trovarle sul blog di Grillo.