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SCENARIO/ Polito: Matteo, chi si beve la balla sui conti truccati da Letta?

Pubblicazione:venerdì 7 marzo 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Nuovo e forse inatteso intoppo per la legge elettorale. Il già tortuoso cammino dell’Italicum è stato bloccato dalla “rivolta rosa” delle deputate che hanno invocato la parità di genere. Il fronte bipartisan, guidato da Laura Boldrini, ha partorito una lettera-appello nella quale si chiede a Matteo Renzi – in trasferta a Bruxelles per la sua prima uscita europea da premier – che le cosiddette quota rosa vengano rispettate anche nell'Italicum. Ma l’asse con Berlusconi tiene e punta a far fuori i piccoli partiti in un sistema fortemente bipolare. Sono arrivate anche le parole, tanto attese, di Pier Carlo Padoan che ha chiarito come il taglio sulle tasse annunciato può essere sì effettuato, ma che bisogna scegliere su chi farlo: imprese o lavoratori. Oltre al varo del Jobs Act, anche il nodo del debito pubblico – come ricordatoci dalla Commissione Europea – è un qualcosa da cui non si scappa e che va abbattuto “rafforzando il programma di privatizzazioni” (parole del ministro). Il punto politico di Antonio Politico, editorialista del Corriere della Sera.

  

Prima uscita ufficiale europea, a Bruxelles, per Matteo Renzi che ha detto: “No compiti a casa dalla Ue. L’Italia sa cosa deve fare e lo farà da sola”.

Ha fatto bene a dirlo. Quest’espressione dei “compiti a casa” è stata molto usata – e a sproposito – in questi anni. Mi spiego: non è che questi “compiti a casa” li facciamo per portarli a un professore che sta a Berlino o a Bruxelles, bensì per accrescere il proprio successo e la propria qualità, come fanno i nostri figli. Quindi ridurre il debito, la pressione fiscale e liberalizzare i mercati lo facciamo per noi stessi, per rendere l’economia italiana più dinamica, così da uscire da questo lunga stagnazione che ci sta tenendo fermi da ormai 15 anni.

 

Cosa dovremo fare in concreto?

In primis, ridurre e selezionare la spesa pubblica e usarla per incentivare la crescita ed eliminare (per quanto possibile) le disuguaglianze; molto spesso, invece, rafforza gli squilibri premiando corporazioni e gruppi protetti: uno sperpero di soldi pubblici che dà un risultato opposto a quello che si dovrebbe ottenere. Poi, alleggerire il peso fiscale su tutti: imprese e lavoratori, premiando chi lavora. E ancora, liberalizzare, abbattendo le barriere che rendono ingessata la nostra economia ingessata in alcuni settori, per esempio quello del lavoro dove deve essere più facile assumere e licenziare, aprire un’impresa e un esercizio commerciale. Insomma, le cose da fare sono tre: ridurre le spesa, la tasse e le barriere.

 

Com’è uscito Renzi dal suo primo incontro internazionale?

Matteo Renzi è un oggetto sconosciuto, è un ufo per il mondo. Si porta appresso un pregiudizio favorevole in quanto è nuovo, è giovane e si propone come un fattore di cambiamento: questa cosa è ben vista in Europa, dove si teme che l’Italia si sia avviluppata in una crisi di stampo giapponese, di invecchiamento e stagnazione. Per il resto rimane un mistero, su cui è posta tanta attesa, ma nessuno sa di cosa è capace e se è capace; nessuno sa cosa riuscirà a fare: non lo sappiamo noi italiani, figuriamoci se lo sanno i governi europei.

 

Il presidente del Consiglio ha detto che la bocciatura dei nostri conti è colpa di Letta, che ha mentito sui numeri (“falsi”). Accusa non da poco…


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