BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINE DEI PCI?/ Così "il Dc" Renzi organizza il funerale di Togliatti e D'Alema

Pubblicazione:

Massimo D'Alema (Infophoto)  Massimo D'Alema (Infophoto)

A un Pci renitente, all'epoca impegnato nella sanguinosa lotta di liberazione nazionale e tentato di trasformarla in lotta armata per la presa del potere, analogamente a quanto sta accadendo in Grecia nello stesso periodo, Togliatti impone un altro scenario, diverso da quello greco: quella della via democratico-parlamentare per la conquista del potere. La chiamerà "democrazia progressiva". Il significato restava consapevolmente ambiguo: perché escludeva sì ogni atto di forza, ma dava poi per inevitabile che le trasformazioni economico-sociali e istituzionali ("le riforme di struttura") generate dalla presa del potere avrebbero reso questa irreversibile. 

Era la via dei comunisti cecoslovacchi, sperimentata vittoriosamente nel 1948. Ambiguità che la Costituzione del '48 aveva sciolto a parole, ma che continuarono a covare nel corpo profondo del partito come un virus mai completamente debellato e si riaffacciarono nel periodo cruciale degli anni 1968-70 e durante gli anni di piombo. 

Il secondo tratto decisivo è quello del ruolo dello Stato. Nella vulgata marxista, lo Stato è lo strumento essenziale per realizzare l'eguaglianza. Essa caratterizza il kerigma della sinistra rispetto alla destra, che invece pone al centro della propria costellazione di valori la libertà. Libertà, osserverà maliziosamente Karl Marx, per i proprietari dei mezzi di produzione di accedere ad ogni opportunità della vita e per i proletari di dormire sotto i ponti. Per realizzare la libertà basta uno "Stato minimo", che difenda la proprietà privata e la sicurezza; per realizzare l'eguaglianza, occorre uno "Stato massimo". Per il Pci, esso è lo strumento principale della redistribuzione della ricchezza, imprenditore attraverso le Partecipazioni statali, agente sociale attraverso le azioni di welfare, creatore di posti di lavoro, attraverso l'espansione delle funzioni pubbliche. 

Il terzo tratto è quello del ruolo del partito. Il partito e i partiti sono "la democrazia che si organizza", secondo la famosa definizione di Togliatti data durante i lavori della Costituente. Baget Bozzo ha dedicato alla Dc un volume intitolato Il partito-stato. A maggior ragione, tale definizione si attaglia al Pci. Proprio perché escluso dal governo, esso incomincia una lunga marcia verso l'occupazione di ogni apparato dello Stato, muovendo dalla conquista delle casematte della società civile. Il partito − anzi, secondo la felice definizione di Giovanni Orsina, "l'arci-partito" − si pone al punto di intersezione tra società civile e stato, dilatando enormemente lo spessore della mediazione politica. 

Quando Enrico Berlinguer, in una famosa intervista a Scalfari del 1981, denuncia, a proposito dei partiti: "Hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza. Le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali", dimentica tuttavia il "de te fabula narratur". 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >