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FINE DEI PCI?/ Così "il Dc" Renzi organizza il funerale di Togliatti e D'Alema

Pubblicazione:sabato 8 marzo 2014

Massimo D'Alema (Infophoto) Massimo D'Alema (Infophoto)

La centralità istituzionale del sistema dei partiti e il loro dominio incontrollabile sull'intera società e sullo Stato sono esattamente ciò che Togliatti aveva costruito e che la Costituzione ha permesso, avendo sempre il suo partito opposto un No radicale a qualsiasi ipotesi di regolamentazione della vita dei partiti. Che sono rimasti grandi associazioni private di cittadini con un enorme arbitrario potere pubblico.

È grazie a questa eredità che, dopo il 1989, il Pci ha potuto attenuare l'impatto della deflagrazione del sistema degli stati comunisti. Diversamente da altri partiti comunisti europei, quale quello francese o spagnolo, aveva praticato per tempo la propria autonomia dal campo sovietico, la fedeltà alla Repubblica, ma, al contempo, poteva attingere alle risorse del radicamento nella società civile e nello stato. La Dc e il Psi avevano avuto storicamente ragione, ma uscivano sconfitti dal cataclisma dell'Est. Né sorprende che, dopo la dissoluzione della Dc, l'ala più statalista, quella della sinistra Dc, ben radicata nelle Partecipazioni statali, abbia trovato punti di convergenza e persino di fusione con il Pci, che intanto incominciava un valzer vorticoso di sigle: prima Pci-Pds, poi Ds, ora Pd, domani si vedrà. 

L'alleanza tra ex-Pci ed ex-Dc ha costituito il nucleo della difesa della prima Repubblica e della Costituzione del 1948. La base dell'alleanza è il principio-Stato, a dominio partitico. Molti ricordano la risposta che De Mita diede ad Assago nel 1987 a don Giussani, che aveva difeso le ragioni della società civile, dell'iniziativa individuale e civile e criticato l'invadenza dei partiti e dello Stato: occorre un di più di Stato! Il cedimento ai principi maggioritari sul piano del sistema elettorale non ha mai comportato una revisione dell'assetto istituzionale in senso presidenzialista. Alla fine, ciò che ha posto fine alla storia, è stata la percezione popolare crescente che il sistema parlamentare, nel quale i partiti dominano tuttora il Parlamento, il governo, la presidenza della Repubblica, non è in grado di portare il Paese oltre l'abisso del declino, perché esso diventato il luogo dell'intreccio perverso delle corporazioni. 

In questo contesto, la tradizionale cinghia di trasmissione tra partito e sindacato, che funzionò ancora nel 1985, all'epoca della battaglia sulla scala mobile, oggi ha invertito il senso di rotazione: la potente corporazione sindacale detta legge e dà voti al Pd. Ostinatamente i D'Alema e i Bersani hanno riproposto lo schema togliattiano del primato dei partiti (di cui quello del Parlamento è solo una conseguenza) e perciò delle alleanze tra partiti per fare/disfare i governi: rappresentanza onnipotente, governo debole, elettore fermo sulla soglia del Parlamento. L'arrivo di Renzi ha fatto saltare l'intero schema. E questa sì che è la vera fine del paradigma del comunismo italiano.


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