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FINE DEI PCI?/ Così "il Dc" Renzi organizza il funerale di Togliatti e D'Alema

L’ingresso del Pd nel Pse pone fine al lungo addio del comunismo italiano alla storia del Paese. Ma dove andranno adesso i tanti "reduci"? Il commento di GIOVANNI COMINELLI

Massimo D'Alema (Infophoto) Massimo D'Alema (Infophoto)

L'ingresso del Pd nel Pse-Socialists&Democrats (questo il nuovo nome!) pone fine al "lungo addio", iniziato nel 1989, del comunismo italiano alla storia del Paese. 

Che sia stato Renzi a fare l'ultimo passo, e non uno degli uomini della nuova/vecchia guardia comunista, ha una sua logica: Renzi non è mai stato comunista e neppure vetero-socialdemocratico, la sua cultura politica è cattolico-personalista, più vicina a quella di Tony Blair e di Gehrard Schröder di quanto non lo sia quella del gruppo dirigente Pd. Perciò Renzi è più in sintonia con il nuovo corso socialista/democrat del Pse. D'un balzo, ha avuto l'energia, che è sempre mancata ai successori di Occhetto, di superare l'avversione togliattiano/berlingueriana per la socialdemocrazia europea, che la sinistra interna e esterna al Pd ha sempre custodito, quasi fosse un tratto identitario. 

Ora che la nave comunista è alla fonda per sempre, in attesa di essere malinconicamente smantellata in qualche porto, "dove vanno i marinai?", si chiederebbero Dalla e Guccini. Dove sono i comunisti, oggi, e dove andranno? La risposta presuppone che siamo in grado di definire che cosa significhi "comunista italiano". Per non imbarcarci in una discussione dottrinaria sulle essenze, che ci porterebbe fatalmente a domandarci medievalmente quanti comunisti possano sedere insieme sulla punta di uno spillo, prenderemo atto qui dei risultati della storia reale: "comunisti" sono quelli di "Gramsci-Togliatti-Berlinguer". 

Sì, la storia del comunismo italiano è più varia: bordighisti, trozkisti, maoisti, operaisti, luxemburghiani, marxisti-leninisti, Sinistra cristiana, Cristiani per il socialismo, Br, Prima linea, No Global, No Tav, … Si tratta di filoni intellettuali, talora con qualche capacità di radicamento sociale, ma i comunisti che hanno segnato la storia d'Italia sono quelli del Pci. Comprendere sulla base di quali scelte fondamentali hanno contato nella storia del Paese aiuterà probabilmente a spiegare perché la loro agonia è durata 25 anni, mentre quella della Dc e del Psi solo un paio d'anni, e a prevedere il destino di una generazione politica ormai al tramonto. 

Il primo tratto caratteristico del Pci di Togliatti è la scelta "democratica", che egli proclama nell'aprile del 1944, al suo arrivo in Italia. Stalin gli ha appena spiegato che nella nuova struttura del mondo, che la Conferenza di Yalta (11-14 febbraio 1945) si appresta a sancire, non c'è posto per la rivoluzione comunista a Ovest. Non c'è nessun Palazzo d'Inverno da conquistare, ma, piuttosto, una lunga serie di casematte della società civile, ma questo lo dirà il Gramsci dei Quaderni del carcere pubblicati postumi qualche anno dopo.