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NUOVO SENATO/ 1. Il giurista: una riforma confusa che premia l'antipolitica

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È segno del fatto che non ci sono più partiti politici in grado di assolvere al compito di elaborare un indirizzo politico. Hanno abdicato. Delle tre maggiori formazioni politiche, M5S dice apertamente di non voler essere un partito politico. Forza Italia, se è mai lo è stato, adesso ha cessato di esserlo. L'unica struttura politica che ricorda da vicino le dinamiche classiche dei partiti è il Pd. Ma questo Pd si muove in un contesto completamente diverso rispetto a quello in cui i partiti politici sono sorti e hanno operato. 

Quindi?
Anche i partiti accusano la fortissima polemica antiparlamentare che c'è nel nostro paese da anni e, sostanzialmente, la subiscono.

Compreso il capo del governo?
In qualche misura, sì.

Rispondendo a Grasso, Renzi ha detto che i politici devono capire che i sacrifici ora devono farli loro anziche le famiglie. Cosa c'entra il reddito delle famiglie con il bicameralismo?
Appunto. Uno dei giochi di specchi che vengono alimentati è quello per cui la diminuzione dei costi della politica porterebbe un qualche beneficio al quadro economico complessivo. È una tesi ridicola. Certo è deprimente leggere che i consiglieri regionali usano i soldi pubblici per comprarsi perfino il barattolo di Nutella. Dovremmo però riflettere su come mai la crisi finanziaria ed economica sia diventata, in Italia, crisi politica e istituzionale così velocemente. In questo terreno di coltura è chiaro che la politca antiparlamentare ha tutto il modo e lo spazio per svilupparsi.

Il nuovo Senato delle autonomie non sarà più elettivo. Su composizione e funzioni cosa pensa?
Ci sono molte ombre e qualche luce. La parte migliore di quel testo è quella che cambia le competenze legislative delle Regioni. Che occorresse intervenire sulla riforma cosiddetta federalista del 2001 è un dato di fatto, perché non ha mai funzionato. 

Lei mi sta parlando della parte relativa al Titolo V, non del Senato.
Ma le due cose sono strettamente collegate e non potrebbe essere diversamente. Che cosa avrebbe dovuto essere il Senato? Io posso dirle quello che doveva essere per i costituenti: una camera elettiva, con una base elettorale diversa dalla Camera dei deputati, che avrebbe dovuto prevenire le involuzioni accentratrici della democrazia rappresentativa. 

In che modo?
Con una connessione molto stretta tra funzioni del Senato come camera delle regioni e territori delle regioni. Quella formuletta per cui il Senato dovrebbe essere eletto a base regionale − e che ha sempre dato tanti problemi in sede di redazione delle leggi elettorali − voleva alludere proprio a questo.

Ma queste sono solo le intenzioni dei costituenti. Il loro federalismo non ha avuto grande successo.
Infatti. Fermo restando che il Senato è divenuto subito un duplicato della Camera, il disegno autonomistico del Costituente si è realizzato, e ha funzionato, in certe parti del territorio nazionale. In altre è stato un assoluto fallimento. 

E cosa dice della composizione del nuovo Senato "alla Renzi"?


COMMENTI
01/04/2014 - La palingenesi solo dopo una ekpyrosis? (Luigi PATRINI)

Purtroppo non si può dare torto a Melacarne: il vuoto in politica non esiste e sentendo certe cose viene da chiedersi dove sono stati in questi anni i politici onesti, saggi, buoni cristiani (che pure ci sono anche in Parlamento): possibile che non si accorgessero dell'eccessiva enormità di privilegi e prebende (loro, dei manager di Stato, degli stessi funzionari e dipendenti del Parlamento e delle Istituzioni)!? Ora correre ai ripari è sempre più difficile. La riforma di Renzi del Senato è discutibilissima: ma quelli che vogliono cambiarla rischiano inevitabilmente di apparire sabotatori. Renzi fa bene a tagliarsi i ponti alle spalle, ma chi vuole farlo rinsavire ha ancora il tempo di farlo. Il problema è che forse non c'è nessuno che voglia davvero farlo! Non vorrei che per una vera palingenesi della politica si dovesse passare attraverso una ekpyrosis, secondo le convinzioni degli antichi Storici!

 
01/04/2014 - Il solito "benaltrismo" (Paolo Melacarne)

Chi mette dei "se" e dei "ma" alla riforma Renzi non vuole capire che il rischio che sta correndo questa democrazia è molto più grande se NON si fa la riforma. Ieri sera a LA7 hanno mostrato gli stipendi dei senatori (e non solo). Cosa possono concludere "quelli che non arrivano alla terza settimana" e che tutti i partiti dicono - da sempre - di difendere? Non andranno a ingrossare le file dei vari partiti degli arrabbiati? Per quanto si possa valutare insoddisfacente la riforma Renzi essa è un passo avanti irrinunciabile per salvare un paese altrimenti destinato alla dittatura. Perché le dittature arrivano sempre e solo quando il popolo non ha più nulla da perdere. E mentre questo accade i nobili ignari stanno ancora a Versailles a ballare. Tutti questi critici così precisini nel fare le pulci alla riforma Renzi dov'erano quando era tempo di farsi avanti? Perché continuano a considerare la costituzione come un testo rivelato? tutto cambia... datevi una mossa.

 
01/04/2014 - riforma o cancellazione del Senato (umberto persegati)

Le critiche al progetto di riforma del Senato sono sagge. Un senato riformato, come da proposta Renzi, ha radici popolari indirette, commiste a quelle di personaggi che rappresentano solo se stessi. Non si comprende perché un tale organo abbia il potere di interferire sulle riforme costituzionali e sulla revisione della costituzione. Insomma o si attua la Costituzione vigente per cui il Senato va eletto a base regionale e non coi vari pastrocchi legislativi escogitati nel tempo per aggirare tale norma, ovvero si dà un taglio netto e si elimina il Senato. Il progetto Renzi è un ibrido insoddisfacente.