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NUOVO SENATO/ 1. Il giurista: una riforma confusa che premia l'antipolitica

Pubblicazione:martedì 1 aprile 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 1 aprile 2014, 13.17

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Guardi, penso che in tutta sincerità sarebbe meglio passare a un sistema monocamerale. Il testo di Renzi riprende alcuni spunti derivanti dal lavoro della commissione de 35 saggi e prevede un'elezione di secondo livello. Non capisco però che senso abbia creare una camera delle regioni con qualche presidente di regione, qualche sindaco e qualche altro rappresentante eletto dai consigli regionali e dai comuni, per poi affiancare a questi soggetti 21 membri nominati dal capo dello stato. I primi dovrebbero rappresentare gli interessi dei territori; i secondi non si sa: forse le categorie produttive, visto che contemporaneamente si elimina il Cnel. Sta di fatto che si profila un organo a composizione eterogena. Dopo di che, a questo organo che funzioni si danno?

Se lo è chiesto anche Grasso. Come se il criterio fosse: fare qualcosa purché si faccia.
Alla fine questa Assemblea delle autonomie avrebbe dei limitati poteri di interferenza nel procedimento legislativo. Certo, al nuovo Senato resterebbe il compito di votare le riforme costituzionali e le leggi di revisione costituzionale. Però mi chiedo: quale legittimazione hanno per farlo i suoi componenti? Quella di essere sindaci di qualche grande città? Ripeto, piuttosto che adottare un meccanismo di questo genere, che non assomiglia nemmeno da lontano ad una camera delle regioni in senso proprio, meglio sarebbe passare a un sistema monocamerale puro, portando poi in Costituzione la Conferenza stato-regioni. L'impianto complessivo ne guadagnerebbe in chiarezza.

È emendabile?
Ma come si fa, quando manca un disegno complessivo? Ferma restando l'opportunità di procedere a una riforma del riparto di competenza tra stato e regioni, questa riforma è priva di un obiettivo chiaro, al di là delle dichiarazioni di facciata. 

Salvo snellire la politica e diminuirne i costi.
Ma allora l'obiettivo è un altro, lo dice lei stesso. 

In vista delle elezioni?
Può darsi. Attenzione però, perché dopo il 25 maggio il quadro politico potrebbe essere molto diverso. 

Cosa ci aspetta secondo lei?
Il rischio è lo sfacelo politico di ciò che, per comodità, chiamiamo ancora Unione europea, usando una espressione del passato recente. E' chiaro che oggi l'Unione è qualcosa di molto diverso da ciò che ci si presentava solo qualche anno fa, prima dell'inizio della crisi finanziaria.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
01/04/2014 - La palingenesi solo dopo una ekpyrosis? (Luigi PATRINI)

Purtroppo non si può dare torto a Melacarne: il vuoto in politica non esiste e sentendo certe cose viene da chiedersi dove sono stati in questi anni i politici onesti, saggi, buoni cristiani (che pure ci sono anche in Parlamento): possibile che non si accorgessero dell'eccessiva enormità di privilegi e prebende (loro, dei manager di Stato, degli stessi funzionari e dipendenti del Parlamento e delle Istituzioni)!? Ora correre ai ripari è sempre più difficile. La riforma di Renzi del Senato è discutibilissima: ma quelli che vogliono cambiarla rischiano inevitabilmente di apparire sabotatori. Renzi fa bene a tagliarsi i ponti alle spalle, ma chi vuole farlo rinsavire ha ancora il tempo di farlo. Il problema è che forse non c'è nessuno che voglia davvero farlo! Non vorrei che per una vera palingenesi della politica si dovesse passare attraverso una ekpyrosis, secondo le convinzioni degli antichi Storici!

 
01/04/2014 - Il solito "benaltrismo" (Paolo Melacarne)

Chi mette dei "se" e dei "ma" alla riforma Renzi non vuole capire che il rischio che sta correndo questa democrazia è molto più grande se NON si fa la riforma. Ieri sera a LA7 hanno mostrato gli stipendi dei senatori (e non solo). Cosa possono concludere "quelli che non arrivano alla terza settimana" e che tutti i partiti dicono - da sempre - di difendere? Non andranno a ingrossare le file dei vari partiti degli arrabbiati? Per quanto si possa valutare insoddisfacente la riforma Renzi essa è un passo avanti irrinunciabile per salvare un paese altrimenti destinato alla dittatura. Perché le dittature arrivano sempre e solo quando il popolo non ha più nulla da perdere. E mentre questo accade i nobili ignari stanno ancora a Versailles a ballare. Tutti questi critici così precisini nel fare le pulci alla riforma Renzi dov'erano quando era tempo di farsi avanti? Perché continuano a considerare la costituzione come un testo rivelato? tutto cambia... datevi una mossa.

 
01/04/2014 - riforma o cancellazione del Senato (umberto persegati)

Le critiche al progetto di riforma del Senato sono sagge. Un senato riformato, come da proposta Renzi, ha radici popolari indirette, commiste a quelle di personaggi che rappresentano solo se stessi. Non si comprende perché un tale organo abbia il potere di interferire sulle riforme costituzionali e sulla revisione della costituzione. Insomma o si attua la Costituzione vigente per cui il Senato va eletto a base regionale e non coi vari pastrocchi legislativi escogitati nel tempo per aggirare tale norma, ovvero si dà un taglio netto e si elimina il Senato. Il progetto Renzi è un ibrido insoddisfacente.