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Politica

RIFORME/ Polito: Renzi si illude se pensa di avere chiuso la partita

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Renzi sa di non poter dare per scontato il comportamento di Forza Italia sulla riforma costituzionale, che non è così blindata come quella elettorale. Con Berlusconi c’era stato un consenso comune ad avere una seconda Camera che non esprimesse più la fiducia al governo, passando quindi a un monocameralismo. Poi però nei dettagli, come sul numero di senatori eletti e sui compiti di Palazzo Madama, è una materia ancora aperta nonostante il ddl presentato dal governo, e che sarà risolta nel dibattito parlamentare.

 

Come valuta il comportamento di Napolitano, che ultimamente è sempre più in disparte?

A dispetto di quanti affermano che Napolitano avrebbe creato un regime presidenziale di fatto, nella realtà il capo dello Stato ha sempre dimostrato che quando il Parlamento parla il presidente tace. In questo momento c’è un disegno di legge del governo che sarà discusso dall’aula del Senato, e il capo dello Stato giustamente non sente il bisogno di intervenire. Sulla base dei suoi numerosi interventi pubblici, Napolitano ha fatto capire però che la Carta costituzionale ha bisogno di riforme, soprattutto per quanto riguarda il bicameralismo e il Titolo V.

 

Che senso ha dire da chi sarà composto il Senato se non sappiamo quali funzioni avrà?

Il governo ha scelto la strada di un Senato che non sia né eletto direttamente dal popolo, né indirettamente dalle Regioni, con competenze molto limitate. Possono però esserci altre soluzioni, come quelle prospettate dal presidente Grasso. Questi aspetti saranno lasciati alla dinamica parlamentare, Renzi non può dare per scontato che il testo che uscirà al Senato sarà identico a quello che il governo ha presentato. Anche perché si tratta di una legge costituzionale per la quale è prevista una doppia lettura di Camera e Senato, proprio per la necessità di una riflessione accurata nel momento in cui si tocca la Costituzione.

 

Che cosa ne pensa invece della questione dei senatori a vita?

Personalmente sono contrario all’idea di mantenere l’istituto dei senatori a vita, con l’eccezione ovviamente di quanti lo sono già. Ci sono due modelli di “camera alta”, il primo è quello britannico dove i lord sono tutti a vita. Non dovendo cercare la rielezione, non sono condizionati dall’esigenza di prendere voti e su questioni particolarmente delicate ciò equivale spesso a una grande libertà di pensiero. L’altro modello è il Bundesrat tedesco, i cui membri sono eletti dai Lander e quindi non sono a vita. Mescolare le due cose è una soluzione che non mi convince, la mia idea è che il modello migliore sia quello tedesco con senatori scelti dalle regioni per rappresentare un’altra parte elettorale.

 

(Pietro Vernizzi)

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