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IL CASO/ Magatti: l'illusione di Renzi & co.? Fare fuori i partiti

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Come si può immaginare di concentrare tutto il potere nelle mani dei partiti senza definire, almeno nelle linee generali, le regole di democrazia e di trasparenza interna? Anzi, le liste bloccate fanno sì che il potere di nomina da parte delle oligarchie partitiche nella nuova configurazione sia pressoché totale. Se questa falla non si aggiusta, il processo messo in moto da Renzi rischia di aprire la strada a situazioni difficili poi da controllare. Nelle quali il potere di fatto si concentrerebbe nelle mani dei pochissimi in grado di controllare il partito di maggioranza.

Il secondo problema nasce dalla insufficiente organicità della riforma. Proprio perché si parla di riforme costituzionali è necessario avere uno sguardo sistemico. Si ricordino le riforme federaliste approvate dieci anni fa. Anche allora si fece in fretta, perché si trattava di dare  risposta ad una domanda che saliva dall'opinione pubblica. Solo successivamente si scoprì che l'intervento era parziale e disorganico, con tutti i problemi che da ciò sono derivati. Come si fa, ad esempio, a parlare di un senato delle autonomie senza aver chiarito il senso delle autonomie nel nuovo assetto che si vuole creare? E più in generale, è l'intero assetto di check and balances che va ripensato nel momento in cui una riforma come quella proposta viene avanzata.

Entrambi questi problemi possono essere affrontati e risolti senza rinunciare alle riforme annunciate. A condizione che Renzi usi la sua straordinaria energia politica senza dimenticare  l'aforisma citato spesso da Alcide De Gasperi, il quale diceva che "un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione".

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