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SCENARIO/ Renzi manda in pensione Napolitano

Pubblicazione:domenica 20 aprile 2014

(Infophoto) (Infophoto)

Con lo spread sceso al livello accettabile di 160 il Quirinale vede realizzata una delle pre-condizioni post-emergenziali fissate per il fine mandato. L'altra, appunto, si va consolidando con le riforme ben incardinate, con la legge elettorale che ha già superato il primo scoglio alla Camera e con la riforma costituzionale "taglia-Senato" che si accinge a muovere il primo passo proprio a Palazzo Madama, con tutte le incognite del caso, legate ai dubbi sul fatto che possano essere i senatori stessi a votare la loro non rieleggibilità.

Con questo intervento Napolitano ha fatto la sua scommessa in positivo, ma lo si può leggere senza sbagliare anche come un ammonimento. Un ammonimento a prendere questo treno, senza contare su un prolungamento ulteriore della sua disponibilità. Di mezzo c'è l'incognita delle elezioni europee. Con il rischio non trascurabile accreditato da tutti i sondaggisti che il secondo partito diventi M5S, di fatto delegittimando l'interlocutore naturale di Renzi sulle riforme ossia Silvio Berlusconi, che potrebbe trovarsi retrocesso ad attore numero 3 della scena. Ma c'è anche chi pensa il contrario. E cioè che un successo dell'antipolitica grillina possa indurre il resto del mondo (Lega ed estrema destra esclusi) a stringere un patto più forte per condurre in porto la nave delle riforme, onde non venire travolti dall'onda di piena anti-sistema.

E noi che cosa dobbiamo sperare, pur dai diversi angoli visuali della politica e nelle diverse condizioni sociali (chi con un lavoro, chi senza, chi a rischio di perderlo)? Tutto sommato dobbiamo scommettere anche noi, che il nonnino della Repubblica, nel giugno del 2015, possa festeggiare i 90 anni a casa sua. Vorrà dire, tutto sommato, che l'abbiamo sfangata anche stavolta, e che sperare - sebbene la speranza non debba morire mai - è di nuovo possibile, per tutti, chi più chi meno.



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