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DIETRO LE QUINTE/ La nuova Dc che trama alle spalle di Alfano e Berlusconi

Pubblicazione:lunedì 21 aprile 2014

Angelino Alfano (Infophoto) Angelino Alfano (Infophoto)

Il nodo, però, sta proprio qui, in Berlusconi. Visto con gli occhi di Alfano tutto sarebbe stato più semplice se all'ex Cavaliere fosse stata preclusa la campagna elettorale. Non è così, e adesso bisognerà verificare se sarà possibile un recupero stile 2013. Di certo neppure Forza Italia è un monolite, e le liste europee hanno lasciato segni profondi. Basti pensare all'esclusione di un pezzo da novanta come Claudio Scajola. E il risultato sono liste considerate piuttosto deboli, al punto che da Arcore è dovuta partire una smentita ufficiale alle voci su timori intorno al risultato elettorale del pupillo Giovanni Toti.

Fuori dalla ristrettissima cerchia dei fedelissimi in parecchi ragionano sul dopo, su possibili piani B. Il più esplicito, ma non l'unico, è Gianfranco Rotondi. Forte del discreto successo avuto dal suo governo ombra, si sta muovendo per coagulare gli scontenti. Tanti i forzisti, quanto gli alfaniani. Ipotesi di lavoro, dare vita a gruppi parlamentari coordinati con Forza Italia. Secondo alcune voci sarebbero addirittura sei i senatori pronti a lasciare Ncd. Il piano potrebbe scattare dopo il 25 maggio, o addirittura prima, se il malcontento tra gli alfaniani dovesse esplodere. Anche Mario Mauro potrebbe essere coinvolto, dopo essere stato marginalizzato dall'asse Udc/Ncd.

Un simile soggetto politico potrebbe muoversi come un piccolo vascello corsaro, prima rendendo fragili i numeri al Senato, poi magari sostenendolo, con l'intento di ridurre il potere contrattuale di Alfano e dei suoi. Scenari forse spericolati, ma plausibili, scenari di cui negli ultimi giorni prima della pausa pasquale si parlava con insistenza nei corridoi di Montecitorio.

Determinante sarà il fattore tempo per capire chi riuscirà a spuntarla, se Berlusconi saprà resistere, oppure se avrà successo uno dei piani alternativi per costruire il centrodestra prossimo venturo. Ma se le cose dovessero precipitare con un precoce ritorno alle urne, tutti i piani alternativi verrebbero spazzati via. Renzi giura che la legislatura arriverà al 2018, ma non è detto che le cose vadano proprio così.



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