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NUOVO SENATO/ Il giurista: il vero problema è che la bozza Renzi è un "pastrocchio"

Pubblicazione:venerdì 25 aprile 2014

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Ha ragione chi afferma che il "Senato delle autonomie" sia il vero punto di contrasto sul progetto di riforma costituzionale Renzi-Boschi. Ha meno ragione, quando, così dicendo, intende sottovalutare la rilevanza della questione. Attorno al nuovo Senato, infatti, ruota quasi tutta la riforma: il venir meno del bicameralismo paritario; il rapporto di fiducia soltanto con la Camera dei deputati; la diretta rappresentanza istituzionale delle Regioni e dei Comuni (e non degli altri enti territoriali pure previsti dalla stessa riforma) in un ramo del Parlamento; il distinto ruolo delle due Camere nel procedimento legislativo e nell'adozione di scelte essenziali per l'intero Paese; e la stessa redistribuzione delle competenze legislative tra Stato e Regioni. Con tutto ciò che ne consegue, ad esempio, circa l'elezione del Presidente della Repubblica o di parte dei componenti della Corte costituzionale o del Consiglio superiore della magistratura.

Il vero problema, dunque, è intendersi sul ruolo che dovrebbe assumere la cosiddetta seconda Camera. E tale ruolo non deriva tanto dall'accoglimento o meno della pregiudiziale, posta sinora con decisione dal Governo, circa la non elettività dei componenti di tale Assemblea. Dipende, invece e soprattutto, dalla decisione – questa sì preliminare - circa le funzioni che si intendono attribuire al nuovo Senato. Dalla risposta a questa domanda cruciale dovrà discendere la composizione di quest'organo e, conseguentemente, la definizione dei relativi rapporti con le altre istituzioni.

In verità, il ruolo del "Senato delle Autonomie" prefigurato nella riforma Renzi-Boschi appare piuttosto indeterminato. Soprattutto, avrebbe compiti così deboli e circoscritti che, ben difficilmente, si può considerarlo come un organo di "garanzia" – come pure si dice nella relazione governativa – dotato di effettivi poteri di controllo e di bilanciamento, cioè tali da collocarlo tra i soggetti capaci di attivare reali strumenti di checks and balances all'interno degli organi costituzionali.


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COMMENTI
26/04/2014 - Usque tantem abuterentur patientia nostra? (Luigi PATRINI)

Spunti ottimi di riflessione. E' proprio vero: nella proposta di Renzi c'è tutto da discutere, proprio perché la riforma del Senato tocca l'intero complesso delle riforme che si vorrebbero attuare. La rapidità è buona cosa, ma non deve essere a scapito della chiarezza. Soprattutto si vorrebbe vedere in chi vuole questa riforma una grande SERIETA'. Anche da parte di Berlusconi, che non può lasciar andare avanti le cose e poi tirar fuori quasi per caso una delle questioni fondamentali: è chiaro che l'eleggibilità dei Senatori deve essere riconosciuta se si vuole che un'Assemblea di tale livello abbia l'autorevolezza e la legittimità che deve giustamente avere. Renzi lo deve capire! Ed entrambi - Renzi e Berlusconi - devono capire che il Popolo vuole scegliere i propri rappresentanti esprimendo delle preferenze, magari più di una e magari "solo" a donne o solo a uomini, perchè è davvero una grande presa in giro garantire "quote rosa" o "quote azzurre": possibile che il rispetto per le persone si debba ridurre a simili imbecillità?!?! Dio punirà prima o poi queste stupidità e questa perversa volontà di infischiarsene dei problemi reali della gente!