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Politica

NUOVO SENATO?/ Il giurista: Renzi ieri lo ha abolito ma non se n'è ancora accorto

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Il compromesso deve essere una sintesi delle volontà contrapposte, ma deve rispondere ad una logica unitaria: il Senato deve avere la funzione di risolvere i problemi fra centro e periferia, ma in primo luogo ha come obiettivo quello di dirimere i conflitti di competenza fra Stato e Regioni per quanto attiene la funzione legislativa, con effetti anche sulla funzione amministrativa, così da evitare il permanere delle incertezze e la necessità di dover ricorrere alla Corte costituzionale. Pertanto il nuovo Senato deve essere formato da soggetti che conoscono le realtà locali e siano parte integrante degli interessi che vanno a tutelare. 

Di conseguenza la parte prevalente delle funzioni di questo organo dovrebbe essere quella attinente all’approvazione di leggi che riguardano le competenze regionali. In altre parole il Senato avrebbe caratteristiche assimilabili all’attuale sistema delle Conferenze (Stato/regioni e unificata) non con un rapporto esclusivo con il governo, ma come parte integrante della funzione legislativa, così da arrivare all’approvazione di leggi statali condivise. Tutto ciò presuppone che i futuri Senatori siano portavoce degli interessi delle proprie Regioni e che conoscano anche le problematiche politiche e legislative interne. La critica dei Senatori “doppio-lavoristi” (Senato e Regione) è quindi facilmente superabile, in quanto solo coloro che conoscono i problemi interni alle Regioni possono anche farsi portavoce esterni.

Il disegno di legge originario del governo aveva una sua logica unitaria, ma se introduciamo soggetti eletti contestualmente alle elezioni regionali, diversi da quelli che effettivamente svolgono la funzione di consiglieri regionali e sindaci, come potranno essere rappresentativi di quegli interessi e assicurare che le loro decisioni siano anche accolte e recepite nelle comunità locali? 

L’introduzione di soggetti esterni ai Consigli o soggetti eletti direttamente ha come fine non dichiarato quello di ampliare le competenze senatoriali all’approvazione di altre leggi, come indicato nella proposta Chiti. Il Senato non deve avere altre funzioni ed in particolare non può e non deve interferire sulle leggi che tutelano i diritti, in quanto si tratta di leggi che possono influire sul bilancio dello Stato e quindi sull’indirizzo politico che non è di competenza del Senato. 

Se quindi il metodo di scelta dei senatori deve rispondere ad una logica unitaria, l’ultima proposta avanzata dal Presidente del Consiglio, di affidare ad ogni singola Regione la possibilità di legiferare sulle modalità di elezione dei propri senatori, fa venir meno il presupposto dell’unitarietà del fine e, forse, l’essenza stessa del Senato.

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