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NUOVO SENATO?/ Il giurista: Renzi ieri lo ha abolito ma non se n'è ancora accorto

Incognite, punti di domanda, disegni di legge che aumentano ogni giorno: ELISABETTA CATELANI (già saggia di Letta) fa il punto sulla situazione della riforma del Seanto. Con una previsione

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Ogni giorno aumenta il numero dei disegni di legge costituzionale di riforma costituzionale che vengono presentati in Parlamento. Notizie di stampa riportano continui assestamenti o modifiche sostanziali al disegno di legge, centro del dibattito, ossia quello presentato dal Governo. 

Le principali discussioni sono incentrate sul metodo di scelta dei componenti del Senato e sulle funzioni che devono essere attribuite a tale organo. Sullo sfondo, poi, vi è la determinazione delle competenze delle Regioni e i relativi rapporti con lo Stato, tema questo non sempre percepito come un problema unitario con il primo, ma frutto di una scelta ulteriore.

Per quanto attiene al sistema di nomina dei componenti del Senato le ipotesi in gioco sono plurime: 1) Senato di nomina indiretta, rappresentativo di Regioni e Comuni, con membri di diritto (presidenti di Regione e di Province autonome e sindaci dei comuni capoluogo)  e membri nominati dal Consiglio regionale e/o dai Consigli delle autonomie locali (ipotesi originaria del Governo); 2)  Senato eletto direttamente dai cittadini (ipotesi dei dissidenti Pd, Chiti); 3) Senato in parte eletto direttamente ed in parte composto da membri di diritto (proposta Civati).

Nessuna di queste proposte sembra raggiungere il consenso unanime, né all’interno del governo, né delle altre forze (e in particolare di Berlusconi) che devono necessariamente partecipare alla formazione di tale accordo.

La legge elettorale teoricamente potrebbe essere approvata anche dalla sola maggioranza governativa, ma la Costituzione sicuramente no, sia per le maggioranze qualificate richieste, sia perché la Carta costituzionale deve essere frutto della condivisione del maggior numero di forze politiche in campo.

Si sta pertanto cercando un compromesso. Una prima proposta intermedia ipotizza che, in occasione dell’elezioni regionali da parte del corpo elettorale, alcuni dei consiglieri vengono designati come senatori e poi sia il Consiglio a scegliere chi, fra i designati, dovrà andare a Palazzo Madama. O, ancora, si ipotizza che in occasione delle elezioni regionali i cittadini dovranno scegliere sia i consiglieri, sia i candidati aspiranti a diventare senatori all’interno di un listino collegato. Si vuole, in altre parole, coniugare la rappresentanza regionale e degli interessi regionali con la scelta da parte dei cittadini ed evitare quindi una Camera fatta di nominati.

Ha un senso questo compromesso? Ha un senso unire insieme elezione diretta-elezione indiretta?

Innanzitutto c’è da segnalare che se tante erano state le critiche contro il procedimento di revisione costituzionale delineato dal governo Letta con l’istituzione di un Comitato per le riforme costituzionali, l’attuale riforma sembra fatta nelle segreterie di partito e comunque lontano dal Parlamento. Quando ci sarà l’accordo su una soluzione, i parlamentari ne dovranno prendere atto e non potranno introdurre significativi emendamenti.