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Politica

TAGLIO PROVINCE/ 1. Il giurista: il grande bluff di una legge che aumenta enti e spese

Renzi e Delrio ai tempi della Leopolda (Infophoto)Renzi e Delrio ai tempi della Leopolda (Infophoto)

I Commissari, che sino all'elezione dei nuovi organi di secondo grado governeranno le Province, saranno trattati ben diversamente: i Commissari di provenienza governativa saranno pagati per quello che faranno, mentre i titolari degli organi elettivi prorogati, se vorranno proseguire in questo ruolo attribuitogli con il consenso popolare, dovranno farlo gratuitamente. E ciò in spregio al principio costituzionale proprio di ogni democrazia non censitaria, secondo cui chi è chiamato all'esercizio di cariche pubbliche ha diritto all'indennità che consenta l'adempimento di tali funzioni in ragione del fatto che gli è precluso, almeno in parte, lo svolgimento di altra attività professionale o lavorativa. I cittadini delle Città metropolitane, infine, potranno continuare ad eleggere i propri governanti di area vasta, mentre i cittadini delle Province non potranno farlo.

Chi guadagnerà da questa cosiddetta riforma? Non l'ordinamento costituzionale, leso in alcuni fondamentali principi di democrazia rappresentativa; non le casse dell'erario, che saranno certo alleggeriti dai soli costi degli organi di direzione politica, ma che subiranno tutti gli oneri di una riforma affrettata, monca, e dallo sviluppo incerto; non i cittadini, che vedranno da subito limitati i loro diritti politici, e che si troveranno a vagare tra gli uffici pubblici alla ricerca di quello competente a risolvere i loro problemi. In questa sede, si può solo ricordare che una legge dello Stato non può sopprimere la forma rappresentativa degli enti territoriali che sono garantiti dalla Costituzione nella loro autonomia. 

Si potrebbe dire in sintesi: giuste le premesse, buone le intenzioni, ma confusa la strategia, limitati o irrisori gli effetti finanziari, e pericolosi gli esiti. Gli appelli di chi invocava l'applicazione di principi di ragione sono stati scambiati per difesa strumentale di una delle tante "caste" da abbattere in fretta e senza scrupoli. Si elimina un'intera classe politica,  abbandonandola a rancori che non aiutano certo quel poco che resta della stabilità del quadro partitico. 

Non possiamo, però, assistere in silenzio e compiaciuti, come le tricoteuses davanti alla ghigliottina della Bastiglia. Occorre sollecitare gli organi costituzionali di garanzia a intervenire prima che sia troppo tardi, a partire dal Capo dello Stato cui spetta valutare il testo legislativo ai fini della promulgazione, sino alla Corte costituzionale che potrà essere chiamata a pronunciarsi sui vizi di legittimità costituzionale. Sino a quando la Costituzione non sarà cambiata, essa deve essere rispettata nella sua interezza. 

Le riforme servono, ma devono essere ponderate. I risparmi di spesa vanno conseguiti, ma considerando gli effetti complessivi degli interventi. E quando un ramo della democrazia viene tagliato, l'intero albero ne soffre.  

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COMMENTI
04/04/2014 - teorizzatori del peggio. (umberto persegati)

La legge proposta dal governo disciplina transitoriamente, in pendenza della soppressione, la Provincia quale ente territoriale e mira ad evitare il rinnovo dei numerosi consigli provinciali in scadenza a maggio. Se la soppressione dell'ente non avvenisse entro la fine di quest'anno i difetti della legge, evidenziati dal giurista, sarebbero rilevanti. Quel che succederà dopo la soppressione il giurista non può antivederlo: le critiche appaiono intempestive e dettate da partito preso. La disciplina futura dell'ente intermedio fra Regioni e Comuni dipende dalla capacità della classe dirigente di ideare ed attuare un modello organizzativo snello ed efficiente, migliore e meno oneroso di quello abrogato. Evidenziare soltanto i difetti di una legge transitoria significa voler conservare l'esistente costi quel che costi.