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TAGLIO PROVINCE/ 1. Il giurista: il grande bluff di una legge che aumenta enti e spese

Il ddl Delrio sulle province è diventato legge. Abolizione? Neanche per sogno: aumenteranno gli uffici, gli enti e le tasse. Imposte da organi non eletti dai cittadini. GIULIO M. SALERNO

Renzi e Delrio ai tempi della Leopolda (Infophoto) Renzi e Delrio ai tempi della Leopolda (Infophoto)

Quale "pseudo-titolo" potrebbe essere attribuito – secondo la moda del momento - al cosiddetto disegno di legge Delrio appena approvato dalle due Camere? Non si aboliscono le Province, e dunque non si può chiamarla legge "elimina-Province". Non si tolgono del tutto le attuali competenze delle Province, e perciò non si può chiamarla legge "svuota-Province". Non si riducono in modo apprezzabile – come attestato dalla stessa Corte dei conti – le spese pubbliche connesse all'amministrazione provinciale, né si diminuisce il personale amministrativo delle Province, e dunque non si può neppure chiamarla legge "taglia-spese" o "anti-sprechi". Non si riduce il numero degli enti intermedi, dato che le uniche Province soppresse sono quelle che saranno sostituite dalle ben più consistenti Città metropolitane (che ne erediteranno il patrimonio e ne vedranno accresciute le competenze), e pertanto non si può chiamarla legge "taglia-Province". Infine, non si eliminano, né si riducono gli enti di area vasta di dimensione subregionale, e dunque non si può chiamarla legge "semplifica-enti". 

In breve, allora, cosa si fa? Si eliminano le elezioni popolari degli organi di governo delle Province, e dunque si può parlare di legge "taglia-democrazia". Si crea un nuovo livello ordinamentale intermedio, mediante un numero non disprezzabile di Città metropolitane distribuite per di più in modo irrazionale sul territorio nazionale, e dunque si può parlare di legge "accresci-enti". Si prevede la frantumazione del livello territoriale dell'amministrazione decentrata dello Stato, che non sarà più obbligatoriamente collocata a livello provinciale, e dunque si può parlare di legge "aumenta-uffici". 

Si ridefiniscono le competenze funzioni delle Province, e contemporaneamente si innesta un nuovo processo di attribuzione delle preesistenti funzioni provinciali secondo esiti allo stato imprevedibili, e dunque si può parlare di legge "accresci-confusione". Il cittadino avrà di fronte la stessa Provincia, talora sostituita dalla Città metropolitana, ma non saprà più a chi rivolgersi per le preesistenti funzioni provinciali: dovrà aspettare l'avvento di future leggi statali e regionali. Sono passati anni di studio, di dibattiti, di riflessioni, di commissioni di indagini, ma il legislatore ancora non sa a chi assegnare che cosa. 

Le tasse locali di livello provinciale, però, si dovranno pagare lo stesso, ma saranno decise da organi non eletti direttamente dai cittadini, e diretti probabilmente dal sindaco più forte all'interno dell'ambito provinciale. Egli governerà l'intero ambito provinciale in permanente conflitto di interessi con il proprio Comune, e dirigerà tutte le attività di programmazione e gestirà le attività di servizio di competenza provinciale, anche quelle che riguarderanno la sua comunità locale (forse privilegiandola?) e quelle dei Comuni limitrofi (forse danneggiandole?). 


COMMENTI
04/04/2014 - teorizzatori del peggio. (umberto persegati)

La legge proposta dal governo disciplina transitoriamente, in pendenza della soppressione, la Provincia quale ente territoriale e mira ad evitare il rinnovo dei numerosi consigli provinciali in scadenza a maggio. Se la soppressione dell'ente non avvenisse entro la fine di quest'anno i difetti della legge, evidenziati dal giurista, sarebbero rilevanti. Quel che succederà dopo la soppressione il giurista non può antivederlo: le critiche appaiono intempestive e dettate da partito preso. La disciplina futura dell'ente intermedio fra Regioni e Comuni dipende dalla capacità della classe dirigente di ideare ed attuare un modello organizzativo snello ed efficiente, migliore e meno oneroso di quello abrogato. Evidenziare soltanto i difetti di una legge transitoria significa voler conservare l'esistente costi quel che costi.