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RIFORME/ Il "nuovo" Senato di Renzi? Un espediente per il voto

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

E, tuttavia, ci si può anche chiedere se davvero ci sarà una corsa al posto, visto che esso non garantisce nulla, né soldi né immunità (che invece ricompare nel disegno di legge presentato da Chiti e altri che si fonda – strenuamente – sull'elezione diretta del Senato, senza che compaiano esecutivi di sorta, né sindaci né presidenti) così come è dubbio che sia concretamente compatibile fare ad un tempo il sindaco o il presidente di Regione e il senatore, salvo che da senatori vi sia ben poco da fare. 

Ma, ormai, il dado è tratto. E il mondo degli studiosi si trasformerà ben presto in una pletora di suggeritori impegnati a proporre modifiche sostanziali e di dettaglio, tutte intelligenti – non v'è dubbio − ma sostanzialmente inutili a rispondere al quesito più bruciante: si giungerà, nelle ancora viventi due camere, alla duplice votazione (quattro votazioni in totale, per la cronaca, salvo le mille votazioni intermedie per approvare emendamenti e singoli articoli) capace di fare entrare in vigore il progetto, di cui la prima votazione potrà anche essere a maggioranza semplice ma per la seconda (nota bene: a non meno di tre mesi dalla prima) deve essere adottata a maggioranza assoluta? O tutte le proposte che si faranno non saranno altro che stratagemmi dilatori per arrivare quanto prima alle elezioni? 

Temi aperti che tuttavia consentono di guardare al dibattito con sufficiente distacco e anche, forse, con un po' di malcelata ironia. 

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