BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTERA/ Italicum e Senato, ecco perché la svolta di Renzi fa paura

Pubblicazione:domenica 6 aprile 2014 - Ultimo aggiornamento:domenica 6 aprile 2014, 15.42

Infophoto Infophoto

Per capire quanta parte della diffusa resistenza al progetto di nuovo sistema elettorale (l’Italicum) e a quello dell’abolizione del Senato abbia lo spirito di opposizione/conservazione e quanta, più semplicemente, la volontà di migliorarlo, è utile far emergere la divisione che attraversa il dibattito pubblico in Italia.

L’opinione pubblica, se si deve dar retta ai sondaggi, propende al 60 per cento per il presidenzialismo. Il centro-sinistra vuole mantenere la repubblica parlamentare; il centro-destra auspica la repubblica presidenziale. I costituzionalisti difendono a spada tratta la Costituzione che c’è, che è il fondamento della repubblica parlamentare. Il progetto Renzi sta nel mezzo delle due repubbliche, con lo sguardo e il passo volti alla seconda. Per i sostenitori della repubblica parlamentare, uscita dalla Costituzione del ’48, ogni progetto di passaggio alla repubblica presidenziale è eversivo, è segno di una svolta autoritaria. Di questa tendenza autoritaria sono stati considerati di volta in volta segnali consistenti le idee relative all’abolizione del voto proporzionale e delle preferenze, all’eliminazione dalla scena politica dei partiti minori, al ricorso frequente alla decretazione governativa, all’abolizione delle province, all’abolizione delle prefetture, alla riduzione del numero dei comuni o delle regioni e persino il nuovo Titolo V sul federalismo.

A nessuno o quasi dei valorosi resistenti sugli spalti della democrazia repubblicana viene in mente di soffermarsi sullo stato della democrazia attuale, sui sempre più bassi livelli di partecipazione al voto, sul gradimento dei partiti scivolato al 3 per cento. La colpa di tale catastrofe viene ricondotta al populismo. Delle cui cause, tuttavia, non si dà spiegazione, essendo esso la causa assoluta, la causa sui.

Guardiamo, dunque, in faccia alla prima Repubblica. Da essa nasce una democrazia progettata ab origine come zoppa, temendo che, se avesse funzionato, avrebbe potuto tornare “il tiranno”: la funzione di rappresentanza ha una gamba lunghissima, quella di governo cortissima. La rappresentanza è raddoppiata su due Camere. La Pira ed altri tentarono di istituirne addirittura una terza: la Camera degli interessi economico-sociali, in cui confluissero datori di lavoro e lavoratori. Era la vecchia Camera delle corporazioni.

Ne sortì un aborto: il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro quale organo costituzionale (il Cnel), che Renzi vuole togliere di torno dopo quasi settant’anni di costosissima inutilità. L’asse del sistema sono i partiti: dal partito-stato (Baget-Bozzo) alla “repubblica dei partiti” (Scoppola), al sistema dei partiti-Stato. I partiti controllano le istituzioni, l’economia di stato, le banche, le assicurazioni eccetera (cfr. l'intervista di Scalfari a Enrico Berlinguer, 28 luglio 1981). I partiti hanno operato una privatizzazione monopolistica e spesso clanica dello spazio pubblico e stretto alleanze con potenti coporazioni private, che di quello spazio hanno praticato la privatizzazione corporativa, quali Confindustria, sindacati, banche, mass media.


  PAG. SUCC. >