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SCENARIO/ Nomine e riforme, così Renzi vuol fregare Berlusconi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Siamo così di fronte ad un doppio corto circuito che si è verificato nelle aree politiche di destra e di sinistra. Nell'elettorato di centro-destra cresce l'orfanotrofio dei moderati. La nuova Forza Italia ha come unico alleato organico La Destra di Storace ed il vertice operativo è un gruppo "aziendal-familiare", sveglio nelle nomine e nel consigliare rotture o accordi secondo la reazione dei mercati, ma sostanzialmente qualunquista e disinteressato a identità e prospettive nazionali. Unica iniziativa di rilievo è il "Dudù Act".

Nel campo del principale partito di sinistra, anche qui, cresce un altro orfanatrofio: a cominciare da tutto il complesso delle "regioni rosse" che si trova oggi in mano a una leadership ex democristiana o comunque in soluzione di continuità con quella che fu "la ditta" di D'Alema e Bersani. A furia di "rottamare" è un intero gruppo dirigente che è uscito di scena per far posto a new entry molto promettenti, ma che si muovono come un diligente "staff" del leader. 

Da una parte il partito "aziendal-familiare" e dall'altra il partito-"staff". All'elettorato si offre come certezza il cosiddetto carisma, la celebrità, il "one man show". Di fronte a ciò l'orientamento astensionista ha, in particolare, due ragioni: la prima è il non sentirsi rappresentato da uno dei principali partiti, la seconda è il sospetto di inconcludenza delle politiche praticate dai principali partiti. L'attrattiva delle liste minori è costituita da simpatie, nostalgie, rabbie o posizionamenti "di nicchia", ma il grosso dell'elettorato astensionista può essere scosso solo dai partiti maggiori.

Oggi in entrambi i campi, sia Renzi sia Berlusconi, si selezionano dirigenti e personalità di governo al motto "non c'è bisogno di esperienza politica". È un "casting" nel segno del nuovismo non molto lontano da quello di Beppe Grillo. In conclusione l'"antipolitica" di Renzi, Grillo e Berlusconi hanno in comune – nella selezione dei propri dirigenti e candidati – la prospettazione della politica (ovvero dell'adesione alle proprie leadership) come ultimo "ascensore sociale" rimasto in Italia.



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COMMENTI
07/04/2014 - DRAMMATICO!!! Davvero drammatico (Luigi PATRINI)

Ma c'è qualcuno che pensa al Popolo? E qualcuno che pensa al "bene comune"? Oggi il problema più grave è proprio quello di ricostruire il Popolo. Non è un problema per la politica, ma per la Politica! Perché non c'è alcuna Politica vera se manca un Popolo vero. Il Popolo non lo costruisce la Politica, certo, ma una Politica seria può aiutare la sua rinascita e la sua ricomposizione. Questo è ciò a cui pochi pensano oggi. Berlusconi e Renzi non se ne preoccupano di certo, a quanto pare!