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SCENARIO/ Tremonti: le riforme di Renzi? Già bocciate dagli italiani nel 2006

Pubblicazione:martedì 8 aprile 2014

Giulio Tremonti (Infophoto) Giulio Tremonti (Infophoto)

“La Bicamerale del 1997 presupponeva e formalizzava un accordo alla luce del sole tra due forze politiche maggioritarie. Oggi Pd e Forza Italia non hanno più la maggioranza dei consensi, e soprattutto i veri contenuti del patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi sono rimasti segreti, o quantomeno non li abbiamo potuti leggere su Ilsussidiario.net”. E’ la battuta di Giulio Tremonti, per due volte ministro dell’Economia, nel 1997 membro della Commissione Bicamerale che tentò di approvare una riforma costituzionale poi fallita per gli attriti sul tema della giustizia. Per Tremonti, “se ci togliamo i paraocchi, oggi sommando gli astenuti, il Movimento 5 Stelle e gli altri voti di protesta raggiungiamo la vera maggioranza del Paese. Rispetto al Senato federale di Renzi erano più democratici i Borbone, quella del premier è un’operazione degna del Granducato di Montecarlo con 20 oligarchi che decideranno le sorti del Paese”.

 

Tremonti, lo spirito della Bicamerale è tornato ad aleggiare in Parlamento?

La Bicamerale presupponeva e formalizzava un accordo alla luce del sole. A volerla erano due parti politiche, una di sinistra e una di destra, che rappresentavano la grande maggioranza del Paese. Io all’epoca in quanto membro della Commissione, affermai che era una follia sommare il decentramento Bassanini con il Titolo V federale. Tanto è vero che dissi: “O l’uno o l’altro, ma non tutti e due insieme”.

 

A lei andavano bene ugualmente tutti e due?

Naturalmente ero contrario al cosiddetto “decentramento”, in quanto la legge Bassanini ha decostruito lo Stato sulla base del mercato, introducendo nello Stato il mercato simbolo dell’efficienza assoluta, mentre a me sembrava che Stato e mercato dovessero avere compiti differenti tra loro. La conseguenza è stata che il mercato ha creato uno Stato parallelo, fatto da agenzie, commissioni, commissari, autorità, settemila società pubbliche. Per me al contrario il federalismo è sempre stato l’opzione migliore. Poi comunque l’accordo su cui si basava la Bicamerale fallì.

 

Eppure la riforma del Titolo V è passata ed è stata approvata con un referendum…

La riforma del Titolo V della Costituzione è stata l’opposto dello spirito della Bicamerale, in quanto rappresentò un intervento unilaterale della sinistra attuato non in commissione bensì in Parlamento. Passò con quattro voti di maggioranza, in un Parlamento maggioritario, in piena campagna elettorale, e produsse effetti disastrosi. Si è trattato della prima modifica unilaterale introdotta da una sola parte politica nella nostra Costituzione. La riforma del Titolo V determinò un assetto dello Stato che caratterizzò il periodo 1997-1999. Quattordici anni dopo la realtà è totalmente diversa.

 

Che cosa è cambiato?



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COMMENTI
08/04/2014 - rifrma delle province e sussidiarietà (antonio petrina)

E' più giusto un disegno napoleonico ( quello delle 110 province italiane ) o la riforma sussidiaria in progress di del rio (L.56/2014) ? Essa infatti rappresenta un cantiere in progress ,giacchè solo una legge costituzionale confermerà quel che di buono o meno sia da tenere degli enti di mezzo o da abolire per i costi inefficienti da sopportare, come le 4 mini province sarde del 2001, che un referendum popolare del 2012 ne avallò l'abolizione ,ma che il governo regionale ripristinò !

 
08/04/2014 - I politici non studiano mai ma se la cavano sempre (claudia mazzola)

In politica tutto viene bocciato, non si passa mai l'esame! Ci sarà un bel giorno dove sentiremo dire promossi?