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MANOVRA/ Se anche Washington "boccia" Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Intanto, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha avvertito che “l’area euro è emersa dalla recessione”, ma la ripresa economica resta ancora fragile e la situazione non sembra essere prossima a un significativo miglioramento. Osservato speciale è soprattutto l’Italia, che sta facendo più fatica degli altri a ripartire.

Le cause, almeno per gli analisti del Fmi, sono rintracciabili negli alti livelli di debito e disoccupazione, nella stretta sul credito e nella frammentazione finanziaria che pesa sulla crescita. Ma allora, gli 80 euro di Renzi che non rilanciano significativamente la domanda ma ritardano la debole ripresa economica sono inutili se non dannosi? Parrebbe proprio di si. Qualcuno avanza l’ipotesi che si tratti di un disperato quanto velleitario tentativo di avere un voto di scambio proprio a poche settimane dalle elezioni europee nelle quali vincerà la bocciatura dell’astensionismo mentre il Pd e il M5S si contenderanno le spoglie di Forza Italia. E c’è ancora qualcuno che ha voglia di apostrofare gli altri di “populismo”?

Sul fronte europeo, il nuovo bazooka annunciato con enfasi da Mario Draghi, cioè l’intervento di acquisto di titoli di debito pubblico per il valore di 1000 miliardi, resta un’ipotesi “non immediata”, “un concetto teorico” come lo hanno definito alcuni esponenti della Bce, tra cui Mersch che ritiene “ancora lunga la strada”. Sembra proprio che all’interno dell’Eurotower non ci sia ancora identità di vedute, ma il Fondo monetario è più ottimista e sollecita le banche centrali al taglio dei tassi in caso di deflazione. Le diverse ricette allo studio hanno fatto comprendere agli investitori che siamo ancora lontani da una decisione sul piano Bce. In Borsa si è così smorzato l’entusiasmo. Insomma il Fondo monetario dice “attenti alla deflazione, evitatela” e Draghi risponde che “la recessione è finita, ma l’elevata disoccupazione blocca la ripresa: i governi devono andare avanti con le riforme del mercato del lavoro e il risanamento dei conti pubblici”. Due ricette, due visioni diverse che lasciano attoniti gli investitori internazionali.

Non è un caso che anche un europeista convinto come è Romano Prodi, già presidente del Consiglio italiano e presidente della Commissione europea, in una sua intervista a Il Messaggerodel 3 aprile dichiari che “con la crisi finanziaria, e soprattutto in conseguenza delle divisioni della politica europea, la magica forza attrattiva dell’Euro si è attenuata fino a scomparire. La Cina ha di conseguenza accelerato l’inizio della lunga marcia per fare dello yuan la valuta internazionale da affiancare al dollaro”. Mentre l’Unione europea resta prigioniera della sua cattiva gestione monetaria e dell’assenza di una politica economica comune, “il ministro delle finanze britannico ha spiegato che la strategia del Regno Unito (che non condivide l’Euro, ndr) è semplicemente quella di fare di Londra il centro per trattare lo yuan di fuori della Cina, prima che questo progetto venga messo in atto da altri paesi. A sua volta il governo cinese ha dato subito inizio al lungo cammino della convertibilità della propria moneta, allargando la banda di oscillazione del cambio nei confronti del dollaro e procedendo a una controllata svalutazione dello yuan dopo tanti anni in cui tale moneta aveva in modo costante aumentato il proprio valore nei confronti della valuta americana. La lunga marcia dello yuan per avere un ruolo crescente nel sistema monetario internazionale fino a sostituirsi all’Euro, è quindi cominciata”.


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COMMENTI
09/04/2014 - Alunno bravo x me, somaro x Washington (claudia mazzola)

Io non boccio Renzi, lo promuovo, anche se non voto Pd. Comunque quelli del suo partito non gli faranno fare niente.