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Politica

LE ACCUSE DI GRILLO/ Il giurista: Parlamento illegittimo? Un "golpe" necessario

Giorgio Napolitano (Infophoto)Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non è detto. Esiste un'altra strada che si può seguire, secondo quanto ha stabilito la Corte costituzionale: gli atti amministrativi sono illegittimi, ma il Parlamento non cade.

E perché?
Se si fosse trattato di un'azione amministrativa, come nel caso dei Consigli regionali, il Consiglio regionale sarebbe caduto immediatamente con la sentenza che dichiara illegittimi gli atti amministrativi preordinati alle elezioni. Trattandosi invece di un organo costituzionale − il Parlamento − con annesso potere di indizione delle elezioni da parte del capo dello Stato, ed essendo questa la prima volta in cui gli atti collegati alle elezioni nazionali potranno essere dichiarati illegittimi per contrasto con la legge, quello che accade è tutto da vedere.

Sta dicendo che la legge non conta più nulla?
No, sto dicendo che la questione di legittimità, cui il giudice di rinvio è vincolato, si arresta davanti all'ingresso del Parlamento, per il principio della separazione dei poteri e perché sulla verifica dei poteri del Parlamento decide separatamente ciascuna camera per proprio conto.

Torno alla domanda: i ricorrenti e Beppe Grillo − che attacca anche Napolitano − dicono che il Parlamento non può fare riforme perché illegittimo. È vero o no?
Sul piano politico è vero che dopo la sentenza della Consulta di gennaio scorso c'è stata la delegittimazione politica del Parlamento. Sul piano giuridico le cose stanno in modo diverso, per l'impossibilità dei giudici di proclamare l'annullamento, oltre che degli atti di promozione delle elezioni, anche dei risultati elettorali. Essi hanno competenza sugli atti amministrativi delle elezioni, ma non sugli atti susseguenti alle elezioni che hanno determinato la distribuzione dei seggi e la composizione del Parlamento. Qui la giurisdizione è delle Camere. 

È accettabile che una situazione così labile dal punto di vista della legittimità costituzionale si possa trascinare fino al 2018, e che proprio questo Parlamento faccia le riforme costituzionali? È ciò che chiede Bozzi a Napolitano. Le giro la domanda.
Che in questa situazione un Parlamento, la cui composizione è stata dichiarata incostituzionale perché il meccanismo elettorale di distribuzione del premio e la mancanza della preferenza sono stati dichiarati incostituzionali, duri 5 anni, potrebbe accadere, e le riforme consolidarsi. Però dal punto di vista politico è inquietante.

Inquetante perché?
Perché ci troviamo di fronte, di fatto, a fenomeni fuori dall'ordine costituzionale, anche se possono essere in grado di rimettere in piedi il sistema costituzionale e quello legislativo. È come se fossimo in uno stato di eccezione in cui non valgono più le regole di legalità, ma la capacità  di fatto di risolvere i problemi.

I ricorrenti?