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Politica

SPILLO/ Se l’Europa "inciampa" in un dibattito tv

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Sulle questioni economiche ciascun candidato ha presentato la sua retorica elettorale. Schulz (Pse) si è distinto sulla lotta all’evasione fiscale e sulla guerra ai paradisi fiscali. Sugli errori madornali della gestione economica e finanziaria dell’uscente Commissione Barroso tutti erano d’accordo nel dichiarare che si poteva fare meglio. Si è distinto Verhofstadt (Alde) che ha criticato la scelta di creare soluzioni al di fuori dei Trattati europei. Paradossalmente il popolare Juncker e il verde Bové hanno tenuto gli stessi accenti sui giovani e sulla crescita. Insomma, nulla di nuovo e nulla di utile per cambiare l’Unione europea.

Sulla politica estera si è tenuto un dibattito surreale, visto che il Parlamento europeo non ha quasi alcuna competenza in materia (essendo nelle mani dei governi nazionali riuniti nel Consiglio europeo). Schulz (Pse) ci ha intrattenuto con chiacchiere sullo sviluppo sostenibile e apprezzamenti per l’operato dell’attuale Alto commissario europeo per la politica estera e di sicurezza, la britannica Catherine Ashton imposta dal governo laburista di Tony Blair. Sulle politiche di immigrazione tutti si sono dichiarati contro l’immigrazione clandestina e la necessità di un nuovo sistema di immigrazione. Si è distinto Bové (Verdi), che ha ricordato quanto sia necessaria un’immigrazione controllata per far ripartire l’economia europea in un continente demograficamente vecchio.

Sul Medio Oriente si sono sentite una marea di sciocchezze. Bové (Verdi) ha detto che in Siria possiamo far nulla perché c’è una dittatura, invece Schulz (Pse) ha detto che dobbiamo restare ancorati agli accordi di Oslo per la Palestina, e Juncker (Ppe) ha dichiarato che non ci saranno grandi cambiamenti rispetto al passato. Si è distinto Verhofstadt (Alde) che ha indicato nell’accordo di libero scambio con gli Usa la via per lo sviluppo di un’economia “atlantica” che permetterà di rimodulare le allocazioni del budget europeo oltre l’agricoltura.

Infine, tutti si sono appellati a risolvere il problema della disoccupazione e dei giovani e del lavoro. Verhofstadt (Alde) ha lanciato un fastidioso appello agli elettori italiani perché votino a favore dell’Europa e contro i populismi (in italiano)!

Un passaggio del dibattito che ha colpito è stato quello relativo alla medaglia di democraticità tra le istituzioni europee, particolarmente tra il Parlamento e il Consiglio europeo. Tutti i candidati ritenevano che solo i candidati espressi dal Parlamento europeo siano democratici, senza prendere in considerazione che anche i governi dei paesi europei, e quindi i loro rappresentanti nel Consiglio, sono espressione di scelte popolari democratiche. Una bizzarra maniera di sollevare uno scontro istituzionale tra istituzioni europee! Inoltre, tutti si sono detti “arrabbiati” se i governi decideranno per un presidente della Commissione europea che non sia uno di loro. Peccato che costoro ignorano le parole del Trattato di Lisbona che impone ai governi di “tener conto dei risultati delle elezioni europee quando propongono il nuovo presidente della Commissione. Quest'ultimo dovrà poi essere votato ed eletto dal Parlamento europeo”. Nessun obbligo, cari signori candidati!