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SPILLO/ Se l’Europa "inciampa" in un dibattito tv

Ieri alcuni candidati alla presidenza della Commissione europea si sono confrontati in un dibattito a Firenze. Il commento di PAOLO RAFFONE a quanto emerso

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“Lo stato dell’Unione europea” è il titolo del dibattito che si appena concluso a Firenze. Organizzato dalla corazzata Maggioni, direttrice di RaiNews, in collaborazione con l’Istituto universitario europeo, ha presentato un format di fastidiosa anti democrazia trasmesso in diretta via satellite e in digitale terrestre, oltre che in streaming. La regola di base del dibattito democratico tra opposte visioni e idee è stato impedito, creando due momenti separati, i buoni e i cattivi, che depone molto male per il futuro democratico dell’Unione europea. Non si capisce come e perché il servizio pubblico televisivo italiano possa permettersi questo scempio della democrazia con l’aggravante della presenza del presidente Napolitano e di vari ministri. Buffo, se non ridicolo, è che i candidati si dovessero esprimere in lingua inglese invece di usare le lingue nazionali. La diretta, con la traduzione in italiano, non sembra essere stata ripresa da altri canali all news europei. Un’altra marchetta pro Pd renziano?

Anche questa volta sembra che il greco Alexis Tsipras, capolista de “l’altra Europa”, abbia deciso di rinunciare. Invece, il prossimo 15 maggio si terrà in Eurovisione da Bruxelles un dibattito con tutti i candidati Presidenti della Commissione europea tradotto in simultanea in 23 lingue e trasmesso in diretta in 28 Paesi, più Canada e Ucraina, grazie ai network di tutte le tv pubbliche europee. Vedremo quindi anche i candidati considerati critici o contrari al progetto europeo? Ovvero: la francese Marine Le Pen, del Fronte Nazionale; il greco Alexis Tsipras, capolista de l’altra Europa; il britannico Nigel Farage del partito per l’indipendenza (Ukip); l’italiano Beppe Grillo del M5S Europa; e i tanti altri candidati da più piccoli paesi europei.

Gli invitati al dibattito appena conclusosi a Firenze erano solo uomini e solo dei partiti ritenuti “europeisti”: il noto ex ribelle agricolo francese José Bové, uno dei due candidati (l’altro è la verde tedesca Ska Keller) per il partito europeo dei Verdi; il noto libraio tedesco che è stato presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, per il Partito europeo dei socialisti (Pse) al quale ha aderito il Pd renziano; lo stranoto lussemburghese Jean-Claude Juncker, già presidente per i passati 10 anni dell’Eurogruppo, per il partito europeo dei Popolari; e l’ex primo ministro belga, il liberale Guy Verhofstadt, per il partito europeo dei Liberali. Conduttori sono stati Monica Maggioni (RaiNews) e Tony Barber (Financial Times). Salone dei 500 di Palazzo Vecchio gremito, con la presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dei ministri Maria Elena Boschi e Federica Mogherini.

Sul piano sostanziale il dibattito è stato assai deludente. In questo era eloquente l’espressione del viso del presidente Napolitano che, seduto accanto alla giovane Mogherini, sembrava non vedere l’ora di lasciare il consesso. Ma veniamo ai contenuti.