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Politica

Elezioni europee 2014/ Il volantino della Compagnia delle Opere

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Il principio di sussidiarietà - riconosciuto ufficialmente dall’Unione - deve preservare le singole nazioni da ingerenze inadeguate e i parlamenti nazionali dovrebbero, ove necessario, esercitare la loro prerogativa per la salvaguardia di questo principio.

UNA POLITICA ESTERA PIÙ UNITA E INCISIVA

Gli ultimi mesi hanno reso ancor più evidente la necessità di una politica estera europea più unita, più incisiva e più tempestiva. L’Unione deve mettersi in condizione di parlare con una voce sola, forte e riconosciuta di fronte alle emergenze internazionali, quelle vicine ai propri confini come quelle più lontane, superando i particolarismi nazionali che rischiano di ostacolare un’Europa più decisiva nello scenario mondiale. Non si possono lasciare soli quei popoli che vengono colpiti nei loro diritti fondamentali. Per sostenere i paesi in via di sviluppo devono anche essere incrementati i progetti per la cooperazione internazionale.

 

CREARE OCCUPAZIONE CON LA CRESCITA

La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio del 1951 ha utilizzato l’economia come strumento per favorire una collaborazione politica per la pace e la libertà. Anche oggi, come allora, l’economia deve essere considerata non come fine unico dell’Unione, ma come un mezzo importante.

Senza farne diventare un idolo, la crescita economica deve essere favorita per creare occupazione - soprattutto per i giovani - sostenere il welfare e le politiche sociali, garantire istruzione e ricerca e ridurre il debito pubblico.

Una delle condizioni è centrare l’obiettivo dell’Industrial Compact, con il raggiungimento del 20% del Pil europeo dal manifatturiero entro il 2020. Inoltre, occorre rimanere orientati ai principi dello Small Businnes Act, come valorizzazione delle piccole e medie imprese, ossatura del sistema economico europeo ed è auspicabile che si rafforzi la collaborazione fra imprese a livello europeo.


COMMENTI
12/05/2014 - Un Nuovo " farmaco " per l'Europa (Santino Camonita)

Tutto condivisibile,intenzioni sacrosante che sentivo dire e vedevo scritte nei"quartini" sin dai tempi di Movimento Popolare,e oggi dalla CdO,ma "di buone intenzioni sono lastricate le vie dell'inferno" e le conseguenze, purtroppo sono ormai sotto gli occhi di tutti.Forse è arrivato il momento di non curare più con la Tachipirina, un malato di tumore come l'Europa.La mia speranza però è riposta nel fatto che accada un miracolo come quello descritto nell’articolo di Tempi del 23.6.2013.“È giusto desiderare l’unità di un’Europa che è stata,in passato,troppo divisa,ma è giusto porsi il problema di quale Europa vogliamo costruire.Papa Ratzinger con gli intellettuali francesi nel 2008 al Collège des Bernardins iniziò con la frase:«Vorrei parlarvi stasera delle origini della cultura europea».Ratzinger ricordò,riferendosi ai monaci benedettini,che «non era loro intenzione di creare una cultura…La loro motivazione era molto più elementare.Il loro obiettivo era:quaerere Deum,cercare Dio». Obiettivo elementare ma fondamentale.Poiché cercavano Dio è venuta fuori una cultura luminosa.E chi fonderà l’Europa del futuro?O saranno i cristiani o verrà fuori il mostro che già s’intravede.Salveranno l’Europa gli uomini che sanno amare,credere e sperare. Perciò è venuta l’ora che i cristiani smettano di essere dei poveri cristi e comincino a riporre la fiducia in Dio(da cui proviene la forza)e a svolgere un apostolato simile a quello dei primi cristiani.“Altro quindi che Tachipirina!