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Elezioni europee 2014/ Il volantino della Compagnia delle Opere

Pubblicazione:lunedì 12 maggio 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 12 maggio 2014, 16.48

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Sempre attraverso l’Italia può instaurarsi un dialogo reale e leale sulle politiche dell’immigrazione e sulla tutela dei confini dell’Unione, nel pieno rispetto dei diritti umani. Questo implica che le politiche e i relativi costi legati al fenomeno migratorio siano condivisi da tutti.

Il prossimo semestre europeo sotto la guida dell’Italia può essere una grande occasione per rilanciare una politica europea più vicina agli ideali dei Trattati di Roma che l’Italia stessa ha firmato nel 1957 come nazione fondatrice. Questo richiede da parte dell’Italia di inviare nelle diverse istituzioni europee i suoi migliori rappresentanti, capaci di dialogare con competenza e lungimiranza.

RISCOPRIRE LA LIBERTÀ

Questi propositi non sono sufficienti né queste prospettive realizzabili senza un cambiamento culturale decisivo. La crisi ha dimostrato che non esiste alcun automatismo politico o economico che garantisca crescita e sviluppo. Tutto dipende dalle persone, dalle loro decisioni, dal loro impegno e dalla loro disponibilità a imparare. La mentalità del “tutto subito” che ha prodotto la débâcle finanziaria e i giganteschi debiti sovrani ha un’origine antropologica e culturale prima che politica.

 

CRESCERE IN RESPONSABILITÀ

Il futuro dell’Europa dipende certamente dalle riforme istituzionali e organizzative dell’Unione e dei singoli Stati ma, prima ancora e molto di più, dalla responsabilità con la quale le persone che vivono in questo continente si dedicano alla ricerca della verità e del bene - e dalla serietà con la quale riflettono sulla propria esperienza per riscoprire la libertà e la responsabilità come linfa vitale di una società civile forte e costruttiva.

La cultura europea ha sempre cercato - nonostante tante contraddizioni - di mettere al centro la persona, la sua libertà e il suo innato desiderio di un assoluto, non colmabile dall’uomo con le sue sole forze. Questa libertà, e la responsabilità che ne consegue, non possono essere né sostituite né imposte da un qualsiasi potere statale, ma solo accolte e vissute da ogni singola persona nella loro evidenza e ragionevolezza. Così gli stati europei e la stessa Unione Europea non possono imporre ciò da cui sono originati: una cultura della libertà e della responsabilità.

COSTRUIRE CON PRUDENZA E AUDACIA

Perché l’Unione o anche i singoli stati non diventino solo una tecnocrazia che si sostituisce alla vita buona dei popoli, i popoli stessi devono riscoprire questa cultura. L’Unione, a sua volta, deve tutelare la libertà e favorire la pace, in modo tale che le persone possano liberamente e responsabilmente creare e lavorare, intraprendere e rischiare, costruire e comunicare, educarsi ed educare. Le istituzioni pubbliche devono garantire, favorire e sostenere, non possono creare, generare e sostituire.

La sfida dell’Unione Europea è enorme ed è cosi importante che non basta enunciare valori e principi della tradizione europea, ma bisogna scoprirli di nuovo nella loro validità e nella loro verità, nella loro origine e nella loro finalità.

Il futuro dell’Europa non può consistere in una massa amorfa di individui tecnologicamente collegati e tecnocraticamente gestiti. Il futuro dell’Europa è dato da persone capaci di costruire sempre e dappertutto con la forza della libertà, la prudenza della responsabilità e l’audacia della carità.

Invitiamo tutti a contribuire allo sviluppo dell’Italia e dell’Europa attraverso il lavoro, attraverso il confronto leale con la sfida di queste elezioni e attraverso il voto a favore di chi si muove per dare voce e rappresentanza a una cultura della libertà e della solidarietà.

maggio 2014

COMPAGNIA DELLE OPERE



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COMMENTI
12/05/2014 - Un Nuovo " farmaco " per l'Europa (Santino Camonita)

Tutto condivisibile,intenzioni sacrosante che sentivo dire e vedevo scritte nei"quartini" sin dai tempi di Movimento Popolare,e oggi dalla CdO,ma "di buone intenzioni sono lastricate le vie dell'inferno" e le conseguenze, purtroppo sono ormai sotto gli occhi di tutti.Forse è arrivato il momento di non curare più con la Tachipirina, un malato di tumore come l'Europa.La mia speranza però è riposta nel fatto che accada un miracolo come quello descritto nell’articolo di Tempi del 23.6.2013.“È giusto desiderare l’unità di un’Europa che è stata,in passato,troppo divisa,ma è giusto porsi il problema di quale Europa vogliamo costruire.Papa Ratzinger con gli intellettuali francesi nel 2008 al Collège des Bernardins iniziò con la frase:«Vorrei parlarvi stasera delle origini della cultura europea».Ratzinger ricordò,riferendosi ai monaci benedettini,che «non era loro intenzione di creare una cultura…La loro motivazione era molto più elementare.Il loro obiettivo era:quaerere Deum,cercare Dio». Obiettivo elementare ma fondamentale.Poiché cercavano Dio è venuta fuori una cultura luminosa.E chi fonderà l’Europa del futuro?O saranno i cristiani o verrà fuori il mostro che già s’intravede.Salveranno l’Europa gli uomini che sanno amare,credere e sperare. Perciò è venuta l’ora che i cristiani smettano di essere dei poveri cristi e comincino a riporre la fiducia in Dio(da cui proviene la forza)e a svolgere un apostolato simile a quello dei primi cristiani.“Altro quindi che Tachipirina!