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Politica

ELEZIONI EUROPEE 2014/ 2. Le tre "Europe" che non vogliamo

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L'unità politica sarebbe arrivata comunque. Una sorta di prodotto della provvidenza economica, una virgiliana forza del destino la quale "volentem ducunt et nolentem trahunt". L'obiettivo dell'unificazione, scriveva sempre Monnet, "potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e finalità meramente economica ma che alla fine ed ineluttabilmente porterà alla federazione". I funzionari di Bruxelles continuano a pensarla così. Sbagliando.

La profezia infatti non si è inverata e quel metodo è oggi il primo ostacolo al raggiungimento dell'obiettivo di un'Europa politica. Quella trionfale avanzata, sulle ali del benessere portato al continente, si è arenata alla prima vera crisi proprio perché manca un meta che oggi giustifichi sacrifici e solidarietà. Che li inquadri in un progetto più grande e condiviso. Ciò che occorrerebbe fare nei prossimi mesi è "tecnicamente" arcinoto: una vera unione bancaria (migliore di quella che si profila oggi, non decisiva del problema del perverso intreccio tra debiti sovrani e bancari), la totale o parziale collettivizzazione dei debiti nazionali, un bilancio federale con funzioni redistributive e perequative tra le diverse aree del continente. Ma questi non sono fenomeni neutri,  in cui tutti vincono allo stesso modo come era al tempo di costruire e manutenere un mercato. Implicano significavi trasferimenti fiscali. Travasi importanti di ricchezza da una tasca all'altra dei cittadini del continente. Serve in parole povere un approccio politico. Un orizzonte territoriale europeo e l'individuazione di un destino comune senza il quale mai la Germania si sarebbe accollata gli imponenti sacrifici economici dell'unificazione della sua parte est.  

Gli "Euro-romantici". Specularmente opposti agli "euro-burocrati", gli euro-romantici sono coloro che hanno ben chiaro l'approdo federale quale idea a cui aspirano, ma la declinano in una sorta  di giaculatoria all'Europa, non a caso dea pre-ellenica. Per essi domani e magicamente, attraverso la modifica dei trattati, si arriverà ad uno stato federale con 28 stati. Ma coltivare l'idea che attraverso l'art. 48 del Trattato di Lisbona (quello che prevede la convocazione di una convenzione e la ratifica unanime a 28 membri) si possa giungere ad una Europa federale con tutti gli attuali stati membri è pura follia. Vuol dire peraltro non avere imparato nulla dagli errori di questi anni, perpetrati proprio in nome dell'idea europea. Pensare che la stessa si possa fare senza, ed in alcuni casi, contro il popolo. 

Gli "Euro-realisti" sanno bene che vi sono comunità, attualmente parte dell'Eu, che hanno dell'Europa una idea affatto diversa dalla nostra. Le posizioni "euroscettiche" di Cameron in Inghilterra o del governo danese non sono frutto di impuntature individuali. Non occorrono i sondaggi sull'Ukip (UK Indipendence Party) in Gran Bretagna, basta aver fatto qualche viaggio da quelle parti. 


COMMENTI
13/05/2014 - Comunque... (Diego Perna)

Io di una cosa sono certo, con la lira lavoravo, con l'euro non più. E questo è un fatto. Anche per tanti altri, cari economisti europeisti.