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Politica

ELEZIONI EUROPEE 2014/ 2. Le tre "Europe" che non vogliamo

Nell'avvicinarsi dell'appuntamento del voto europeo, MARIO MAURO e SALVATORE DOMENICO ZANNINO individuano tre diverse posizioni delle forze politiche italiane nei confronti dell'Europa

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A grandi passi ci si avvicina all'appuntamento elettorale europeo e, parafrasando Mao, "grande è la confusione sotto il cielo", ma "la situazione" è lungi dall'essere "eccellente". L'atteggiamento che oggi si registra verso l'euro e l'Europa da parte delle forze politiche italiane può sintetizzarsi in queste tre posizioni.

Gli "Euro-Unni". Coloro i quali, con in testa il Movimento 5 Stelle, ritengono che poiché vi è (all'evidenza) un difetto genetico nell'euro la soluzione sia distruggere l'organismo imperfetto. Radere al suolo quanto nato storto e possibilmente passarci il sale sopra. In sostanza da una ovvietà che nessun economista compos sui ha mai negato, vale a dire che l'euro è nato zoppo perché incompleto e così non sarebbe andato lontano, se ne trae la conseguenza che andrebbero rovesciati cinquanta e passa anni di faticoso processo integrativo senza guardare troppo per il sottile alle pesantissime conseguenze che, a noi più di altri, ne deriverebbero.

Come insegna lo storico di Princeton Harold James, non esiste alcun precedente in grado di dimostrare che un'unione monetaria sia in grado di reggere a lungo senza un'unione politica. Durante le varie fasi della creazione della moneta unica questo fatto era ben noto agli storici quanto agli economisti ed ai più avvertiti politici. Alcuni tra questi ultimi - Helmut Kohl per citarne il più noto - consideravano l'unione monetaria sostanzialmente come una tappa verso l'unione politica. Non serve il genio economico pentastellato o di altri illuminati professori che ne forniscono l'ideologia, per evidenziare tale "peccato originale" dell'euro. Ad esempio gli economisti americani, in gran numero, ci avevano da subito messo in guardia dal pericolo. Nel 2001, uno degli esponenti di quella comunità, Rüdiger Dornbusch, nel frattempo scomparso, raggruppava gli atteggiamenti americani nei confronti dell'euro in tre diverse tipologie: "Non può succedere", "È una pessima idea" e "Non può durare". Il punto è però passare dall'ovvietà della diagnosi alla terapia, possibilmente senza stroncare il malato.

Gli "Euro-burocrati". Sono coloro figli dell'idea che in fondo le cose progrediscono, comunque, nella direzione giusta e che dunque, in fondo, vanno bene così. Che all'Europa unita ci si arriverà  per piccoli passi. Magari inconsapevoli e passando attraverso varie crisi che per Jean Monnet erano il punto di partenza del metodo. "Ho sempre pensato che l'Europa verrà costruita attraverso le crisi e che sarà la somma delle soluzioni date a queste crisi" scriveva. È l'idea "funzionalista" che ha fatto perdere di vista il disegno più grande dei padri fondatori e ci ha dato quest'Europa, "leviatano intergovernativo", che non fa battere il cuore a nessuno. La scommessa (vinta) sottesa ai tre trattati originari (Ceca, Cee, Ceea) confidava in una unificazione più ampia del continente, rispetto ai patti sottoscritti, puntando sull'effetto "trascinamento" dell'economia sull'integrazione dei popoli. 


COMMENTI
13/05/2014 - Comunque... (Diego Perna)

Io di una cosa sono certo, con la lira lavoravo, con l'euro non più. E questo è un fatto. Anche per tanti altri, cari economisti europeisti.