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GUERRA TRA MAGISTRATI/ Mirabelli: bisogna "chiudere" le correnti

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Nella composizione dell’organo giudicante, il procedimento è assimilato a quello penale. Ha quindi garanzie per l’incolpato, ma un capo d’imputazione, accuse e procedimento che hanno una loro efficacia. Come per tutte le giurisdizioni di questo tipo, contro le decisioni della sezione disciplinare del Csm è ammesso il ricorso alla Corte di Cassazione.

 

Che cosa si vuole ottenere attraverso questa procedura?

Se con questo si vuole ottenere un maggiore riserbo dei magistrati, il divieto di assumere posizioni pubbliche su procedimenti in corso, il problema non è più della procedura o di chi giudica, ma anche del configurare come illeciti disciplinari una serie di comportamenti che sono sentiti come non consoni alla garanzia di evidente imparzialità e riserbo che deve caratterizzare il lavoro del magistrato.

 

Perché è importante rivedere le regole di elezione del Csm?

Le regole di elezione del Csm sono state sempre riviste e si sono sempre manifestate come insoddisfacenti. Occorre verificare quale meccanismo ci può essere per candidature ed elezioni che siano meno ancorate alla corrente nazionale dei magistrati. Le correnti avevano un significato ideale come contrapposizione di concezioni sulla funzione della magistratura. Non hanno più questo ruolo e non possono essere apparati legislativi che in qualche modo attraverso gli eletti al consiglio superiore gestiscano o influiscano su atti importanti quali sono le nomine degli uffici direttivi. Anche se queste ultime sono poi oggetti di ricorsi al giudice amministrativo, e perciò c’è uno strumento di controllo anche del Csm, possono esserci diversi meccanismi idonei a che ciò avvenga, dal sorteggio delle candidature a votazioni e poi al sorteggio in seconda battuta di chi parteciperà al consiglio di amministrazione.

 

(Pietro Vernizzi)



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