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SCENARIO/ Renzi in un vicolo cieco

Pubblicazione:sabato 17 maggio 2014 - Ultimo aggiornamento:sabato 17 maggio 2014, 8.38

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Un osservatore frettoloso potrebbe essere condotto a ritenere che la stasi o il limbo in cui in questo momento sono entrate le riforme sia l'anticipazione di una crisi del governo e, in particolare, una crisi di Renzi e del suo ambizioso programma.

Dopo una partenza fulminante (l'abolizione delle Province come enti politici) la macchina ha effettivamente rallentato, come dimostrano gli innumerevoli screzi, o in altri termini, l'intensa dialettica tra le diverse parti politiche, sia sulle riforme costituzionali, sia sulla legge elettorale. 

Quanto alle riforme costituzionali e in primis la riforma del Parlamento attraverso la trasformazione del Senato, dopo un iniziale afflato tra i principali partiti ora invece - quasi ogni giorno - emergono posizioni o decisamente critiche (M5S e Sel, ad esempio, che criticano la trasformazione del Senato in camera delle autonomie) oppure posizioni di dissidio interno al Pd (la proposta Chiti, poi ritirata), oppure ancora posizioni di sottile dissidio tra i sottoscrittori del patto iniziale (Renzi e Berlusconi). 

Se poi ci spostiamo sul terreno della legge elettorale la confusione aumenta in maniera esponenziale, quando il tema riaffiora. Praticamente nessuna delle soluzioni immesse nel dibattito ha visto coagularsi un consenso tale da poterla rendere realizzabile. Ed anzi sembra che le uniche due alternative in campo continuino ad essere o andare a votare secondo la legge di "risulta" dopo l'intervento della Corte costituzionale (cioè una legge proporzionale pura) oppure la riproposizione del modello delle liste bloccate (su collegi più piccoli) e del maggioritario non maggioritario, per cui chi vince anche di poco governa. 

È evidente, peraltro, che l'attuale campagna elettorale non fa che polarizzare le differenze, conducendo le forze politiche ad estremizzare le posizioni. Di qui l'accusa di Grillo e Berlusconi, a Renzi, di non fare nulla se non proclami. L'ultima uscita riportata oggi dai mezzi di stampa rende note dichiarazioni intercettate di Airaudo che definisce Renzi un "democristiano digitale", secondo l'espressone meno offensiva tra quelle intercettate. 

Ora è indubbio che la spinta iniziale non è piu tale, ma per almeno due motivi evidenti.

In primo luogo perché questo Governo ha già annunciato una serie di interventi molto incisivi sul sistema Paese (riforme costituzionali, riforma del lavoro, taglio stipendi, riforma della Pa, riforma della concertazione…) ed è dunque difficile che possa metterne in campo altri di eguale rilevanza.

In secondo luogo perché tra il varo di leggi (quella attuale sul lavoro, quella futura sulla riforma della pubblica amministrazione, quella sulle Province etc.) e la loro effettiva attuazione passa uno spazio temporale lungo: le cose non si trasformano da un giorno all'altro per effetto delle leggi ma hanno bisogno di lunghe implementazioni. 


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COMMENTI
19/05/2014 - Questo è un vicolo cieco: (claudia mazzola)

La mia amica Rosmary con tre bambini, fa tutto lei, scuola, casa, accudisce, lavora come domestica e il suo caro uomo non fa un bel niente, forse lui doveva mettersi in politica!