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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Così gli Usa "spingono" Grillo contro la Merkel

La pubblicazione del libro di Timothy Geithner, spiega GIULIO SAPELLI, non è certo avvenuta casualmente e non bisogna guardare solamente alla politica interna per capire a chi possa giovare

Timothy Geithner (S) con Barack Obama (Infophoto)Timothy Geithner (S) con Barack Obama (Infophoto)

La pubblicazione del libro di Timothy Geithner è divenuta una prova evidente del punto di caduta in cui è precipitata non solo una opinione pubblica diseducata alla politica che s’intravede solo dal buco della serratura o solo con le lenti di un furore ideologico che potrebbe applicarsi a cause più nobili - ammesso e non concesso che il furore conduca a qualsivoglia virtù. Tutti son stupiti della pubblicazione della famosa frase - o meglio del piccolo brano del libro - in cui si racconta ciò che esattamente accadde qualche mese prima delle dimissioni del governo Berlusconi e che diede vita al periodo ch’io chiamai di dittatura romana, ricordando il dictator senatoriale romano dei tempi che furono, con la scelta che cadde su quel Monti - che poi innumerevoli prove della sua impari dimensione umana e civile diede al popolo italiano e a tutti coloro che lo nominarono - con un processo di cooptazione tanto straordinario quanto inconsueto.

La verità economica è venuta a galla: non si doveva salvare l’Italia che era un ammalato con febbre bassa, ma le banche francesi e tedesche ch’erano un ammalato con febbre altissima per gli impegni che avevano verso una Grecia pericolante. Ho detto più volte che il vero nemico per l’oligopolio finanziario internazionale e per i suoi diretti rappresentanti politici, ossia le cuspidi del potere tedesco e francese ben spalleggiati dalla deflazione tedesca à la Bundesbank, non era Berlusconi ma Tremonti, che continuava una lotta solitaria e nicodemistica, ma non meno pericolosa, contro lo strapotere deflazionistico tedesco, preconizzava la crisi, ecc.: tutte cose che si leggevano bene nei documenti in appendice al suo penultimo libro “Uscita di sicurezza”.

Ora ci si chiede a chi giovano le dichiarazioni di Geithner. Ma è chiaro! È chiaro non se si pensa alla politica di casa nostra, ma alla tragedia libica dove tenta di ricostituirsi una vertebrazione militare contro lo strapotere fanatico e assassino musulmano. È chiaro se si pensa alla Nigeria, dove nuove forze fondamentaliste muovono direttamente a compiere atti simbolici di sfida all’Occidente, se si guarda all’Algeria immota e sicura ma seduta su un vulcano, se si guarda alla Crimea che rischia di far degenerare un mancato accordo diplomatico dopo il crollo dell’Urss in una crisi profondissima che travolgerebbe tutta l’Europa. Ma l’Europa suona il violino sopra il Titanic e disvela l’assenza di una qualsivoglia volontà strategica in grado di affrontare i pericoli che promanano da queste crisi. E pensare che l’Italia rischia il declino definitivo per il blocco del Canale di Suez per scongiurare il quale non disponiamo del potenziale navale sufficiente, potenziale assai più importante di qualsivoglia F-35. E se le navi non riprendono a passare da Suez addio Italia.