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DA BERLUSCONI A BEPPE GRILLO/ Craxi e la vendetta del faraone

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Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)  Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)

Si può infine osservare per venire alla drammatica terza emergenza, che la classe politica della prima repubblica, dopo l'implosione dell'Urss, era entrata probabilmente in una sorta di fatalistico letargo. Sconfitto storicamente il comunismo, molti si erano abituati a pensare che l'Italia avrebbe fatto le sue riforme in tutta tranquillità e sarebbe approdata a un sostanziale bipolarismo. Fu un errore fatale. L'ingresso degli ex comunisti nell'Internazionale socialista europea fu quasi sponsorizzato da Bettino Craxi. Certamente, in quegli anni, occorreva operare una svolta di sistema, modificarlo, aggiornarlo, anche nei suoi aspetti più fastidiosi di intreccio tra affari e politica, di collusione tra grande impresa (privata e pubblica) e partiti, di finanziamento e di autofinanziamento dei partiti. Occorreva una “grande confessione”, come spiegava il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, era necessaria una riforma.

Che cosa si scelse invece ? L'azzeramento di cinque partiti democratici per via prevalentemente giudiziaria, con il conseguente discredito per tutta la rappresentanza politica. E nello stesso tempo si assistette a un tentativo maldestro di dare una “continuità comunista” sotto altro nome al vecchio Pci. Mentre l'Italia si divideva tra “quella degli onesti” e “quella dei disonesti”, non ci fu nessuno del gruppo dirigente comunista che ammise un fatto semplicissimo: abbiamo sbagliato. E non era un delitto avere creduto nella Rivoluzione d'Ottobre, ma diventava un errore politico enorme, anche in Italia, dare una continuità storica a un movimento internazionale che era diventato “il passato di un'illusione” e si era afflosciato su se stesso.

Oltre a questo, quelli che realizzavano l'azzeramento della classe politica e sorvolavano sulla storia del Pci, non avevano pronto neppure una “riserva” valida, un'alternativa credibile di governo. Chissà di chi è veramente merito la vittoria di Berlusconi del 1994: delle televisioni o dell'incapacità politica del centrosinistra capitanato dall'anticapitalista ed ecologista Achille Occhetto?

Comunque, con l'azzeramento, in definitiva si buttò via “l'acqua sporca con il bambino”. E così per venti anni si è cresciuti in un'Italia di improvvisatori e di dilettanti allo sbaraglio, mentre il Paese retrocedeva in tutte le classifiche di credibilità politica ed economica. L'effetto disgregante del Paese comincia da quell'azzeramento e da quell'ormai quasi “mitico” 1992. Il “dies irae” di Tangentopoli.

Ora, caro direttore, tu conosci benissimo le mie idee. Sono stato un “figlio” politico del Giorgio Amendola del 1964, quello del partito unico della sinistra, e poi sono stato un craxiano, per nulla pentito. Quindi le mie analisi possono essere condizionate, certamente, da quello che ho vissuto. Credo di non averti mai nascosto la mia nostalgia per la prima repubblica e, per paradosso, in questi tempi di strane acrobazie diplomatiche americane e per una certa visione “bottegaia” in politica estera della signora Angela Merkel, ripeto, per paradosso, mi è venuta persino nostalgia della “guerra fredda”. Forse è solo una scusa per rileggere i primi grandi libri di John Le Carrè. 


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COMMENTI
22/05/2014 - Non si torna indietro (Luigi PATRINI)

Bisogna sperare! In spe contra spem, come diceva Paolo. La Storia non si ripete. Non crediamo all'"eterno ritorno" di nietzschiana memoria. Dopo la venuta di Cristo, "i vostri circuiti sono svaniti":Uno ha già vinto e noi dobbiamo solo avere la pazienza per vedere la Sua Gloria e la Sua Vittoria. Qualcuno galoppa nella profondità della Storia!